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Dodici ore di attesa per una lastra

di Flavia Barsotti
Dodici ore di attesa per una lastra

LUCCA. La lunga giornata di Riccardo Neri inizia con un piccolo infortunio sul lavoro la mattina del 24 agosto. A mezzogiorno è già al Pronto soccorso del San Luca per il triage (codice azzurro), ma...

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LUCCA. La lunga giornata di Riccardo Neri inizia con un piccolo infortunio sul lavoro la mattina del 24 agosto. A mezzogiorno è già al Pronto soccorso del San Luca per il triage (codice azzurro), ma ne uscirà solo a mezzanotte, dopo una lastra e dodici ore in sala d'aspetto. L'odissea di chi attende sulle seggioline grigie, ha il volto di un marito e di una moglie, di un ragazzo o di una famiglia intera. Abbiamo trascorso qui una serata per ascoltare la voce degli utenti che ogni giorno usufruiscono del servizio. Intorno alle 22, la stanza è già gremita. È mercoledì sera (24 agosto) e non tutti immaginavano di trovarsi di fronte questa ressa. «Di solito il caos non si concentra il sabato e la domenica?», si interroga qualcuno, attaccando discorso con i vicini di posto che, di tanto in tanto, consapevoli che di là si stia facendo il possibile, a turno si alzano per chiedere informazioni al desk. «Manca ancora molto?», la domanda all'operatrice, che risponde con cortesia, è sempre la stessa.

«Sono arrivato con mia madre in codice verde alle 16 - afferma poi Alessandro Biancalana alle 23 - I dottori si danno tutti da fare, ma servirebbero alcune unità in più, soprattutto in giornate come questa in cui ci sono state sette emergenze». Un'opinione, la sua, largamente diffusa. «Troppi tagli alla sanità - aggiunge un altro ragazzo - e a farne le spese sono i cittadini. Troppo pochi i medici, troppo ampio il bacino d'utenza. E intanto siamo qui da ore anche solo per una lastra». Alle 23 sono venticinque i pazienti in attesa e quindici quelli in visita. Nessuno perde d'occhio il tabellone per paura di restare indietro. «Mio marito è qui dalle 16,40 per un dolore al fegato - dice una signora - sono le 23,30 e ancora non è entrato. Lo avrei fatto visitare anche a pagamento, ma l'appuntamento era per la prossima settimana. Il medico curante oggi non c'era e abbiamo preferito venire qua. Non pensavo di trovarmi davanti tanta gente, ma domani potrebbe essere peggio».

Il problema del resto sembra ampio: da una parte la richiesta di più personale, dall'altra l'arrivo in massa al Pronto soccorso di chi, per patologie non gravi, non prova prima a ricorrere alla guardia medica o al medico di famiglia. Intorno infatti sono tantissimi i codici azzurri che, se durante il giorno, con un numero maggiore di dottori in servizio, usufruiscono una corsia a parte per le visite, la sera confluiscono con gli altri, contribuendo a intasare il servizio e a creare lunghe file. Quando alle 23,30 entrano nella sala nuovi pazienti, il loro smarrimento è evidente: ancora venti persone in attesa e quindici in visita.

«Sono stata avvisata che avrei dovuto aspettare - dichiara poi Tania Gualtieri dopo cinque ore - Sono sopraggiunti diversi codici rossi, capisco che abbiano avuto la precedenza. Ma il problema è il poco personale, o forse il rallentamento per i cambi di turno». All'una e venti, dopo quasi sette ore e mezzo, viene dimessa, mentre intorno si cerca di avere pazienza, anche se l'ansia e la stanchezza si fanno sentire. «Niente da dire sul lavoro dei medici, ma ce ne vorrebbero di più, insieme al buon senso della gente. Bisogna capire quando la patologia richiede l'intervento tempestivo e quando si può rimandare al giorno dopo». All'una e mezzo però, dopo tante ore concitate, la sala d'aspetto si svuota. Una piccola tregua, provvisoria, prima che il via vai ricominci a ritmo serrato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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