Sicurezza
La speranza: salvare vite
I volontari della Cri lucchese ad Amatrice: «Intorno a noi solo devastazione»
LUCCA. «In questo momento siamo impegnati con l’estrazione di una persona dalle macerie. Non sappiamo se sia viva o se sia morta. Non c’è niente da dire. Non vogliamo dire niente». L’aria che entra nei polmoni è carica di polvere. Le mani sono graffiate dalle pietre, mentre sonno e stanchezza fanno sentire la loro morsa. Ma non importa. I volontari della Croce Rossa di Lucca e di Bagni (nella foto da Amatrice) continuano a scavare, spinti dalla speranza di poter salvare qualche vita. Non c’è spazio per le parole nell’inferno che ha squarciato l’Italia centrale. La mente e il cuore non possono trasformare in voce l’orrore su cui stanno lavorando le mani. «Non manderemo altre foto, non risponderemo al telefono. Lasciateci lavorare» dicono i volontari da Amatrice, uno dei centri crollati sotto le scosse del terremoto del 24 agosto.
La squadra lucchese ha il timore di essere chiamata a spettacolarizzare la tragedia. E, forse, non c’è abbastanza lucidità per raccontare a pieno le macerie, materiali ed umane, che circondano i volontari. L’unica forza che li muove è la volontà di dare una mano, la speranza di poter salvare qualche miracolato ancora vivo sotto uno dei molti cumuli che un tempo erano case. «È una devastazione - racconta nelle prima ore di ieri mattina Sandra Bertolucci, volontaria Cri che fa parte dell'Unità Cinofila - Noi siamo al limite della zona rossa ma posso dire che tutto il paese è praticamente crollato con danni incalcolabili. Abbiamo lavorato quasi tutta la notte, riposando pochissimo, ma va bene così. Siamo qui per questo. Speriamo di poter riuscire a fare qualcosa di buono». Insieme a Sandra ci sono anche altri volontari del comitato: Edoardo Lombardi, Alida Fornari, Alessandra Garibotti, Diego Bacci, Maurizio Lucchesi e Simone Allegrini. Non sono volontari qualunque, sono Smts, che sta per Soccorsi con Mezzi e Tecniche Speciali. Gente addestrata a operare durante un’emergenza, a muoversi sopra le macerie, a stare fianco a fianco con le ruspe, a recuperare cadaveri. Sono preparati al peggio. La squadra di volontari ha lasciato Lucca mercoledì mattina ben prima dell’alba, arrivando nelle Marche di buon’ora. Neanche il tempo di organizzare il campo, da condividere con gli altri colleghi toscani, che subito sono stati gettati tra le rovine del paese. «Siamo accampati in uno spiazzo poco fuori da Amatrice che condividiamo con la Cri di Firenze, Grosseto e Siena. Abbiamo dormito nel furgone e in auto, se un’ora e mezzo può dire dormire...ma va bene così» continua Sandra nella mattinata di ieri, senza specificare che in realtà non hanno a disposizione neanche un letto. I volontari hanno dormito a turno, sistemati alla meglio sui mezzi in dotazione al Comitato: una Panda e un furgone che prima era un’ambulanza. «Nel retro ha degli spazi piuttosto larghi: lì è possibile anche sdraiarsi».
La prima pausa è intorno a mezzogiorno, ma non durerà neanche un’ora. Giusto il tempo per un boccone e riposare i muscoli indolenziti e poi di nuovo a scavare tra le macerie. Nella squadra lucchese c’è chi ha già visto disastri simili, come a L’Aquila, ma anche chi uno scenario simile non è riuscito ad immaginarselo neanche alla partenza. Un membro, ad esempio, ha da poco superato i vent’anni. «Ma va bene così...» per usare il motto di Sandra. Nel primo pomeriggio un’altra scossa fa tremare la terra e alcuni edifici tornano a crollare. Questa volta però non ci sono feriti, solo tanta paura. «Sono provati - spiegano dal quartier generale Cri di Lucca - Quello che si sono trovati davanti è spaventoso».
Neanche mezza giornata e i volontari sono riusciti a intravedere un corpo tra le macerie, quasi fosse uno spiraglio di luce in mezzo alle tenebre. Senza sosta si sono dati da fare per recuperarlo, spinti dalla speranza di essere finiti fin quaggiù per salvare una vita. Ma quel corpo apparteneva soltanto a una delle oltre duecento vittime di questa tragedia. E di nuovo, tra quelle macerie, è tornato il buio. Ma la squadra è addestrata al peggio, anche se al peggio è dura farci l’abitudine. «Siamo qui per questo» chiudono dalle Marche.
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