Gioco
Le beghe di paese spengono la croce di Vorno
L’illuminazione non era in regola per un cavo La denuncia partita dopo una lite con la Curia
LUCCA. «È triste che la croce illuminata sulla cima del monte dietro Vorno, che da anni faceva da sfondo alla comunità, sia stata spenta così, da un momento all’altro, per una segnalazione di un mio concittadino». Le parole di Lorenzo Del Bianco, residente nella zona, sono cariche di amarezza e dispiacere da quando, poco prima del 15 agosto, la grande croce di legno, riconoscibile anche a distanza, ha smesso di splendere di notte sulla vetta del monte Zano. «A prescindere dalla fede religiosa di ognuno, era ormai parte della nostra vita quotidiana da più di vent’anni - prosegue il lettore - Siamo tutti perplessi e delusi: alla base ci sarebbe la classica lite di paese». Una controversia, stando alle voci, avvenuta fra i membri di una famiglia e il prete della frazione, che sarebbe poi sfociata nella richiesta di una verifica sulle condizioni della croce, inoltrata dai primi agli enti competenti. Dall’accertamento sarebbero così emersi requisiti non a norma di legge, da cui sarebbe dipesa la decisione del Comune di interrompere l’erogazione di energia elettrica.
Ma andiamo con ordine. La collocazione della struttura in legno sulla cima del monte Zano risale al 1992 ad opera di don Carlo Pieretti, da decenni ormai parroco della Chiesa di Vorno. «La posizionai lì, sul terreno di un privato con i dovuti permessi, al termine delle missioni parrocchiali - racconta il sacerdote - Un corso di quindici giorni con le suore e i padri Camigliani». In quell’occasione, per raccontarne l’origine ai passanti, sistemò anche una pietra nelle vicinanze con le indicazioni sul valore simbolico della sua installazione. «Lunedì sera, dopo ventiquattro anni, ho saputo che era stata spenta. Non me ne ero accorto. Sono stati alcuni fedeli ad avvertirmi, comunicandomi che, dai giorni che hanno preceduto l’Assunta, la croce non brillava più». Un fatto insolito, subito saltato agli occhi dei molti residenti come una grave mancanza. Per tutto questo tempo, infatti, il monumento illuminato non aveva mai subìto un black-out, se non quando le luci, per l’uso prolungato e il deterioramento, finivano, di tanto in tanto, per fulminarsi. «In questi casi provvedevo immediatamente a sostituirle» spiega don Carlo Pieretti, confermandone l’importanza per la comunità.
La notizia dell’interruzione coatta, ha subito fatto il giro del paese, arrivando all’orecchio delle parrocchie vicine e diventando argomento trattato anche fra i numerosi passanti abituali.
«Non vorrei dire cose di cui non sono certo - afferma il religioso - ma sembrerebbe che la segnalazione fosse partita proprio dopo un diverbio avuto con una famiglia a cui, negli anni, siamo andati incontro in tanti modi. Questa abitava in una casa di proprietà della parrocchia dal 1994. Dopo una serie di discussioni legate al contratto che volevamo migliorare e ai lavori di manutenzione di una trave, la Curia ha deciso di dare lo sfratto agli inquilini che se ne sono dovuti andare controvoglia».
Se si tratti solo di voci di paese, questo non è dato saperlo e forse poco importa. Quello che è certo è che, nel giro di poco, le pratiche sono arrivate sul tavolo del Dipartimento Prevenzione dell’Asl, corredate da documentazione fotografica, e da lì inoltrate al Comune di Capannori.
A quel punto i tecnici, mandati dall’amministrazione, si sono recati sul posto per un sopralluogo, evidenziando alcuni aspetti non a norma in termini di sicurezza. Una situazione, questa, che li ha costretti a non firmare per il parere positivo sulle condizioni idonee dell’installazione.
«La linea elettrica appartiene a un privato - dichiarano dall’amministrazione, spiegando la posizione dell’ente in questa curiosa vicenda - Come Comune fornivamo solo l’energia attraverso il palo della luce situato vicino al cimitero di Vorno. Visto lo stato, abbiamo deciso di interrompere l’erogazione. Nel tempo, infatti, il cavo si è degradato e, da sospeso in alto come era, è addirittura caduto a terra».
Trattandosi di una linea elettrica privata, toccherà all’intestatario ripristinarne le condizioni di sicurezza, facendosi carico dei lavori e, almeno inizialmente, delle spese: solo allora la croce sul monte Zano potrà tornare a splendere come ha fatto per ventiquattro anni e fino a dieci giorni fa, come un sguardo benevolo su tutta la comunità.
O almeno questo sperano in paese.
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