Sicurezza
Quanto pagano gli enti in affitto dal Comune
L’amministrazione regolarizza i vecchi rapporti Assegnatari legati al rispetto della convenzione
LUCCA. Madamina, il catalogo è questo. Sull’albo pretorio del Comune di Lucca c’è l'elenco delle associazioni e degli enti che hanno in assegnazione – a canone ridotto del 50% – un immobile di proprietà pubblica: si tratta di 59 soggetti che nel complesso versano nelle casse dell'amministrazione una cifra annua di poco superiore ai 56mila euro. La lista, aggiornata con gli ultimi inserimenti, è stata presentata in giunta dall'assessore Antonio Sichi, la persona che nel corso di questa legislatura si è occupata di rimettere ordine in una situazione gestionale che in precedenza era basata su criteri poco lineari e ancor meno oggettivi. In pratica, si è fatto un lavoro simile a quello svolto in precedenza sulle Casermette. «Nel corso di questo mandato abbiamo effettuato 32 rinnovi e 19 nuove assegnazioni – spiega l’assessore – Sette sono le concessioni non rinnovate e poi c’è stato un recesso prima della scadenza. Ci siamo trovati a gestire una situazione sconclusionata, in cui i rapporti tra il Comune e le associazioni erano basati a volte su un atto di circoscrizione, altre su una concessione, con canoni d’affitto variabili a seconda dei casi. Abbiamo ripreso in mano la materia, operando una regolarizzazione completa, basata su criteri oggettivi e soprattutto su una convenzione che stabilisce il numero di rate, gli importi e l’eventuale pagamento delle utenze. L’affitto è il classico “4+4”e la maggior parte degli assegnatari, se iscritti nel registro delle associazioni, godono di uno sconto sul canone del 50%. L’importo è stabilito sulla base dei metri quadrati della struttura. Si tratta di aule in ex scuole dismesse o di locali inutilizzati di proprietà del Comune».
Ci sono associazioni o enti che hanno un’assegnazione gratuita, ma solo sulla carta. Nel caso della Misericordia ad esempio, villa Pardini è stata scambiata (permuta) con i locali di via del Moro (di proprietà dell’Arciconfraternita), dove l’amministrazione ha sistemato l’Urp. In altri casi, invece, di versare il canone, l’assegnatario si è impegnata a fare lavori di ristrutturazione o migliorie nella struttura. I Fratres, ad esempio, devono pagare interventi per 53mila euro all’ex Omni di Santa Maria del Giudice. Stesso discorso per l’associazione il Nostro West, che ha in affitto gratuito il terreno di Mutigliano su cui deve apportare migliorie per 101mila euro. In alcune situazioni è l’utilità del servizio svolto per conto del Comune a garantire il canone gratuito. Succede con l’associazione che gestisce la biblioteca a San Concordio, con la Caritas, con il gruppo che tiene aperto il Castello a Nozzano e con la comunità di Sant’Egidio.
«Al momento del rinnovo – spiega Sichi – quasi tutti gli enti hanno accettato le nuove condizioni. Solo alcuni di quelli che prima non pagavano hanno preferito non rinnovare. In altri casi, invece, siamo stati noi a non concedere il rinnovo perché c’erano delle morosità. Ci sono ancora una manciata di immobili liberi: a Massa Pisana, al Piaggione e a Maggiano». Quasi tutti i soggetti del mondo dell’associazionismo hanno trovato una sede, ma c’è qualcuno che continua a storcere la bocca nei confronti dell’amministrazione. È il caso degli “Amici delle Mura”: Pochi giorni fa la presidente Simonetta Simonetti ha commentato amaramente un post del sindaco Tambellini su Facebook, ricordando l’esclusione della sua associazione dal bando delle Casermette. «L’abbiamo incontrata per cercare una soluzione – spiega Sichi – c’era un posto a Massa Pisana ma l’hanno rifiutato: volevano una sede in centro storico, ma al momento non è disponibile. La nostra volontà è di accontentare tutti. L’associazione la Focolaccia, ad esempio, era rimasta esclusa dal bando della Casermette ma ha accettato l’assegnazione a Massa Pisana».
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