Sicurezza
Project, si fanno avanti fondi francesi
Astaldi pronta a vendere la propria quota nel raggruppamento Sat. E gli altri due soci potrebbero seguirla
LUCCA. Ci sono anche fondi di investimento francesci fra i soggetti interessati all’acquisto della quota detenuta da Astaldi in Sat, il raggruppamento di società che ha costruito in regime di project financing l’ospedale San Luca e gli altri presidi di Pistoia, Prato e Massa. Lo spiega Luca Pecchio, amministratore delegato di Gesat (società controllata da Sat che si occupa della gestione dei servizi non sanitari dell’ospedale), che per prima cosa però mette i “puntini sulle i” rispetto a chi, nei mesi scorsi, ha parlato di una vendita tout court dell’ospedale di San Filippo: «È una barzelletta – taglia corto Pecchio – L'ospedale è pubblico, non nostro. Noi abbiamo solo un cosiddetto diritto d'uso, in pratica siamo autorizzati a svolgerci i servizi di cui siamo concessionari. Nella società di progetto nata per attivare il project financing i tre soci (Astaldi 35%, Techint Engineering 35% e Pizzarotti 30%) hanno dovuto iniettare circa 38 milioni di capitali propri per poter attivare il finanziamento delle banche. Quello che normalmente succede in questi casi è che arrivati a un certo punto nella vicenda della concessione i soci decidano di vendere le proprie quote a dei fondi specializzati in questo tipo di affari».
Quindi, la volontà di Astaldi di uscire non è inaspettata e, anzi, presto potrebbe essere la stessa strada seguita dagli altri due soci: «Lo ritengo abbastanza normale - commenta l’ad di Gesat -. Per delle società che non fanno di mestiere gli investitori istituzionali, tenere bloccati per 20 anni 38 milioni è una follia. Sono soldi che potrebbero essere usati per avere altre concessioni e altri lavori. Tant'è che la convenzione lo consente, per cui non c'è niente di strano».
In una partita del genere il punto obbligato di parnteza è quello di valutare la quota che una società - in questo caso Astaldi - vuole “mettere sul mercato, che corrisponde ai fondi versati per il project financing: «Su 38 milioni arrivati dagli sponsor, Astaldi ne ha versati il 35%, quindi più o meno 13 - calcola Pecchio -. Quella è la cifra che, se va bene, dovrebbe ottenere dalla messa in vendita della sua quota. Il vantaggio però è duplice, perché verrebbe a cancellare dal bilancio anche il debito con la banca». La vendita, però, non può essere realizzata subito: «La convenzione - continua infatti il manager - stabilisce che prima debbano essere ultimati i collaudi. Dobbiamo completarli in tutti e quattro gli ospedali: su Lucca, ad esempio, bisognerà aspettare che si risolva il problema dell'eliporto (e quello delle autorizzazioni ambientali per gli scarichi, ndr)».
Le perplessità dei cittadini rispetto a questa situazione sono diverse: non si capisce a chi possa andare l'ospedale, qual è il controllo delle istituzioni pubbliche e cosa cambierà dal punto di vista dell'utente. Dal punto di vista di Gesat (e di Sat) la situazione è però piuttosto semplice: «La Regione non ha possibilità di porre vincoli, ma può verificare che il subentrante abbia i mezzi per poterlo fare. I nomi dei soggetti che potrebbero essere interessati sono più o meno noti: i francesi di Meridian, che hanno partecipato alla gara per acquisire la società del Tram a Firenze; oppure quelli di Ardian o gli italiani di Equiter, società che arriva dalla galassia Intesa San Paolo. Dal punto di vista della gestione non cambierà niente, i costi dei servizi oggetto della convenzione hanno un numero al di sopra del quale non si può andare».
Né potranno essere ridiscussi i contratto siglati con le cooperative che lavorano all’interno dell’ospedale: «I contratti durano da 2 a 5 anni - dice Pecchio - e finché non scadono non si possono ridiscutere. In ogni caso ci sono delle clausole di salvaguardia a tutela dei lavoratori. Attualmente le cooperative con cui lavoriamo sono una decina, con alcuni subappalti soprattutto nel campo delle manutenzioni. La ristorazione è in carico a Pellegrini (Milano), Coopservice si occupa di pulizie (Reggio Emilia), Servizi ospedalieri (che fa parte di Manutencoop) fa la sterilizzazione. EcoOridania è subentrata da poco nella gestione dei rifiuti mentre la Nuova Busi (controllata Astaldi) si occupa della manutenzione. Infine c'è il verde, che è in mano a EuroAmbiente anche se a breve ci sarà la nuova gara. In totale ci lavorano circa 250 persone».
Considerando tutti e quattro gli ospedali il rendimento è dell’8% l’anno, cioè circa 400.000 euro. Una cifra che può interessare i fondi infrastrutturali, che di solito comprano che un rendimento che va dall’8 al 10%. «Ma se vogliamo essere chiari - conclude Pecchio - possiamo dire che il San Luca da solo sarebbe invendibile perché scarsamente remunerativo. Un socio che ci ha investito 3-4 milioni potrebbe accontentarsi di riprenderne 2-2,5. Non di più. Per fortuna il pacchetto e unico e ci sono anche gli altri presidi».
Gianni Parrini
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