Acque di scarico sopra i limiti ultima deroga
Entro 8 mesi dovrà essere adeguato l’impianto Costruttore avvisato ma è corsa contro il tempo
LUCCA. Ultima deroga e per soli 8 mesi. L’impianto di depurazione del San Luca dovrà essere adeguato, altrimenti l’ospedale perderà l’autorizzazione unica ambientale e non potrà più scaricare i propri reflui nelle fognature del condotto pubblico.
Le vicissitudini del nuovo ospedale lucchese sembrano non avere fine. Il presidio di San Filippo inaugurato a metà del 2014 stavolta finisce nel mirino per la questione delle acque di scarico: i livelli di azoto ammoniacale (niente altro che “pipì”) e dei tensoattivi sono troppo elevati per considerare i reflui ospedalieri come civili. Secondo i pareri raccolti da Geal si tratta di scarichi industriali e pertanto non possono finire nella rete fognaria senza un adeguato trattamento volto ad abbattere i livelli delle sostanze inquinanti. La questione è nota da tempo ai vertici dell’Asl anche se non era mai stata sollevata pubblicamente: da quando il nuovo ospedale è operativo si è andati avanti sulla base di deroghe che però avevano carattere temporale e richiedevano l’avvio dei lavori di adeguamento dell’impianto. Lavori che però non sono mai stati effettuati. Tant’è che il collaudo del nuovo ospedale non è ancora stato effettuato. Un passaggio non solo formale: si tratta della conditio sine qua non per considerare ultimati i lavori e consentire ad Astaldi di vendere (come già annunciato) le proprie quote in Gesat, la società che detiene le concessioni ventennali sui servizi non sanitari del presidio (gli altri soci sono Techint e Pizzarotti)
L’ultima proroga è scaduta a metà giugno: attraverso, una serie di passaggi dal Suap, dalla Provincia, dal Gestore idrico della Toscana e infine da Geal, il concessionario ha chiesto una ulteriore deroga, stavolta permanente. Ma la società che gestisce le acque in provincia ha risposto picche, concedendo un’ultima deroga di soli 8 mesi, peraltro vincolata alla presentazione di un dettagliato cronoprogramma per la realizzazione degli interventi di adeguamento negli otto mesi previsti. Una situazione paradossale che tocca solo Lucca, visto che i nuovi ospedali di Prato e Pistoia hanno ottenuto una deroga sine die.
L’azienda sanitaria ha già richiesto alla società concessionaria l’adeguamento dell’impianto. «Si tratta di aggiungere uno o due i moduli all’ozonizzatore dell’ospedale per abbattere i livelli dei tensoattivi e dell’azoto ammoniacale prima che i reflui finiscano nella rete idrica – spiega l’ingegner Gabriele Marchetti, responsabile dell’area progettazione gestione investimenti dell’Asl Nord ovest – Entro un mese ci devono fornire un piano di lavoro con un calendario dettagliato delle fasi di attuazione. Quanto costerà? Non lo so e la questione non riguarda l’Asl. In forza della convenzione tutte le autorizzazioni devono essere ottenute a carico del concessionario, che è progettista e costruttore. Se alcuni lavori non sono stati realizzati in modo tale da ottenere le autorizzazioni necessarie, il concessionario deve intervenire affinché questo avvenga. Penso che Sat fosse già preparata a questa possibilità, non credo che ci saranno problemi».
Difficile esserne così sicuri. Qualche giorno fa, Luca Pecchio, amministratore delegato di Gesat, la società controllata dal concessionario Sat, non era dello stesso parere. «Considerò il rilascio della deroga permanente una formalità – spiegava Pecchio prima di conoscere la risposta negativa di Geal – Anche perché non c’è possibilità di adeguare l’impianto all’interno del nuovo presidio: è una questione di spazi. Oltretutto non capisco perché gli altri ospedali abbiano avuto una deroga senza limiti temporali e a noi invece non sia stata concessa».
La risposta è semplice: le autorizzazioni ambientali ai nuovi ospedali sono state rilasciate in ambito provinciale nel periodo in cui questi enti non erano ancora stati toccati dalle riforme che ne avrebbero limitato le competenze. All’epoca ciascuna Provincia aveva libertà d’azione in questo ambito e richiedeva pareri ai propri organi competenti e soprattutto ai gestori del ciclo delle acque. Che hanno dato risposte diverse, anche perché le situazioni di partenza erano diverse. A Lucca, ad esempio, “il rispetto dei limiti allo scarico risulta particolarmente vincolante in quanto i reflui industriali del San Luca vengono immessi in un collettore fognario dove sono presenti stazioni di sollevamento dotate di scolmatore di piena”. Questo si legge nel parere di Geal allegato al decreto della Regione Toscana con cui si concede la nuova e ultima deroga.
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