Finanza
C’è l’ipotesi del complice in qualche ufficio pubblico
LUCCA. La sua difesa non regge e soprattutto non convince che abbia fatto tutto da solo. Salvatore Peluso sostiene di essere arrivato a Lucca in treno e di lavorare come agente, rappresentante o...
LUCCA. La sua difesa non regge e soprattutto non convince che abbia fatto tutto da solo. Salvatore Peluso sostiene di essere arrivato a Lucca in treno e di lavorare come agente, rappresentante o procacciatore di un’azienda che produce macchinette per caffè per uso familiare. Il commissario Silvia Cascino, che agisce in stretto contatto con il sostituto procuratore Aldo Ingangi, ha già fatto le necessarie verifiche. Il responsabile della ditta in questione nega con forza la possibilità che quell’uomo lavori o in passato abbia lavorato per conto dell’azienda. Non solo. Nella perquisizione domiciliare effettuata nell’albergo di Montecatini, dove Peluso alloggia da tempo risultando puntuale sui pagamenti, gli investigatori hanno rinvenuto altri post it colorati con appunti di nomi, indirizzi e accenni alla situazione familiare di anziani residenti in Lucchesia, in Versilia e anche a Livorno. Per ogni persona, in prevalenza donne vedove o che vivono sole, ci sono riferimenti al lavoro dei figli, alla loro residenza. E ci sono pure commenti poco edificanti tipo «rintronato». C’è pure sottolineata la presenza nella casa di badante o colf. Dettagli troppo precisi che soltanto chi è adibito a mansioni pubbliche in centri di raccolta dati, uffici anagrafe o agenzie delle entrate può conoscere. E proprio su questo aspetto la polizia sta lavorando. Approfondimenti necessari per capire se Peluso ha doti «divinatorie» riuscendo a sapere tutto della vita degli altri oppure se dietro le quinte ha agito un complice che gli ha fornito dati essenziali per colpire obiettivi sensibili. Nei confronti di Peluso, pur non essendoci condanne definitive, sono stati aperti procedimenti penali anche per reati compatibili a quello commesso a Lucca. Una città che non avrebbe dovuto frequentare in quanto raggiunto da foglio di via di obbligatorio emesso dal questore. Nel 2014 infatti Peluso aveva cercato di vendere, senza riuscirvi, oro falso a un gioielliere. Una contestazione che gli inquirenti non hanno potuto fare perchè la cattura è avvenuta nel Comune di Capannori. (l.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
