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La Uil va all’attacco sul San Luca «Servizi e posti letto a rischio»

La Uil va all’attacco sul San Luca «Servizi e posti letto a rischio»

Il sindacato interviene dopo le dichiarazioni dell’ad di Ge-Sat sullo scarso utilizzo del presidio lucchese «Lo avevamo detto, il sindaco Tambellini è latitante. Ora attendiamo un altro tavolo di concertazione»

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LUCCA. Le parole di Luca Pecchio, amministratore delegato della Ge-Sat, con cui ha denunciato come l’ospedale San Luca sia utilizzato solo a metà, hanno avuto inevitabilmente degli strascichi. «Finalmente un soggetto diverso da Asl e dalla Uil afferma che i posti letto del San Luca sono passati da 410 a 330» dicono con una nota congiunta il segretario provinciale Uil fpl Pietro Casciani e il coordinatore medici Alessandro di Vito, che più volte hanno inviato lo stesso messaggio alle istituzioni. «Altro che valorizzazione del San Luca, altro che ospedale flessibile come spesso sostiene l'azienda; di fatto i lucchesi hanno perso 80 posti letto».

Per il sindacato le dichiarazioni di Pecchio sono la conferma a quanto sostenuto nell’ultimo periodo. Una conferma da una fonte ufficiale. «Finalmente anche il concessionario dell’ospedale, che ha la visione completa dell’assetto logistico, conferma questa drastica riduzione di 80 posti letto - riprende la nota - Il tutto nel completo silenzio della conferenza dei sindaci e in primis del presidente della stessa conferenza, ovvero il Sindaco di Lucca Alessandro Tambellini». Argomenti già sostenuti dalla Uil fpl. «Sono anni che denunciamo questo stato di fatto ma dalle istituzioni e dai loro rappresentanti in tutto questo tempo non è stato fatto niente se non assecondare le decisioni dell’Asl - continuano sia Casciani che di Vito - Ci voleva un Ferragosto assolato per confermare una volta per tutte e in tutta la sua drammaticità questa situazione, che ha anche importanti riflessi occupazionali: con la perdita di questi 80 posti letto, infatti, abbiamo perso anche le dotazioni organiche di medici, infermieri, tecnici sanitari, personale amministrativo e ausiliario necessarie per la funzionalità».

In questo senso, la Uil fpl e Uil fpl Medici «ritengono che ci sia ancora il rischio della chiusura di ulteriori posti letto se non ci sarà una politica di assunzione di personale»: una tesi che trova riscontro, a dire del sindacato, nella «recente situazione del Pronto Soccorso, la terapia intensiva (con ancora 4 posti letto non attivi sulle 24 ore) e di altre criticità che languono».

Insomma, in parole povere, «a Lucca manca personale all’assistenza - prosegue la nota congiunta - Prendiamo atto che a Ge-Sat non tornino i conti, ma non tornano neanche a noi, nè alla città di Lucca».

La Uil fpl tiene dunque a sottolineare che «ci stanno a cuore i servizi dell'ospedale e il loro funzionamento nonché i livelli occupazionali» e proprio per questo «condividiamo con Ge-Sat la necessità di un aumento dell’offerta dei servizi alla persona presso il san Luca e oltre ai servizi utili ai degenti e familiari anche per esempio quelli rivolti agli operatori, come gli asili nido. Ma su tutto questo serve una politica dei prezzi da parte del concessionario che renda appetibile quello che oggi non è, in modo che possa interessare non solo ai grandi gruppi, ma anche alla piccola e media impresa lucchese».

Un altro vecchio problema del nuovo ospedale, poi, è quello dei parcheggi riservati al personale in servizio e «il forte contrasto che salta agli occhi rispetto agli spazi a pagamento - continua la nota - Mezzi vuoti quelli del concessionario e sempre completi quelli degli operatori, dove le auto sono “una sopra l’altra”, anomalia tutta lucchese rispetto agli altri ospedali gemelli in Toscana».

Di fronte a questo scenario, la Uil fpl «si auspica l’apertura di un tavolo di concertazione con l’azienda Usl ma soprattutto con la Conferenza dei Sindaci affinché si faccia il punto sulle problematiche organizzative del San Luca e del Campo di Marte (articolo nel box) tenendo presente che le due realtà rappresentano due importanti poli sanitari a servizio del cittadino».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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