Italia
Premiati i profughi che hanno sventato il furto ai turisti
Si chiamano Peace e Osagie: riceveranno un riconoscimento. «Per noi è stato normale: ci hanno ringraziato commossi»
LUCCA. La ricerca è finita. I due ragazzi nigeriani che giovedì hanno sventato un furto ai danni di alcuni turisti, riuscendo anche a fermare i responsabili, hanno ora un nome, un volto, un età e una storia. Si chiamano Peace Johnson e Osagie Ogbeide. Vengono entrambi dalla Nigeria, Edo State, 33 il primo e 31 il secondo, e sono arrivati a Lucca dopo essere sbarcati a Lampedusa. Da qui, un giorno di permanenza negli hotspot siciliani, il successivo spostamento nel Cara di Roma e poi il trasferimento in Toscana, nel centro di prima accoglienza gestito dalla Croce Rossa in via delle Tagliate.
Sono loro ad aver aiutato il gruppo di turisti a cui due uomini hanno cercato di portare via gli zaini, mente si godevano il sole sul lungo fiume. Sono loro, cioè, ad essersi trasformati in un presidio umano di sicurezza, consentendo ai visitatori di continuare la vacanza senza intoppi e brutti ricordi e riportando quel senso di civiltà e altruismo che dovrebbe appartenere a chiunque, senza distinzione di lingua e nazionalità. Proprio per questo, per lo spirito di comunità dimostrato, la Prefettura e i referenti della Croce Rossa avevano iniziato la ricerca. Volevano trovarli per dare loro un riconoscimento, come segno positivo di un’integrazione non solo possibile, ma già alla portata di tutti. Venerdì pomeriggio è partito il tam tam di domande, messaggi incrociati, telefonate, passaparola: Peace e Osagie non pensavano che l’accaduto potesse interessare così tanto. «Per noi è stato del tutto naturale intervenire - raccontano in inglese - Abbiamo assistito alla scena, abbiamo visto due persone sospette. Una stava ferma e l’altra si camminava molto vicino ai camper, sul lungo fiume. Noi stavamo passeggiando: non viviamo più alla Croce Rossa, siamo stati trasferiti in Garfagnana, ma torniamo spesso da queste parti perché qui abbiamo gli amici».
Restano in piedi, nel mezzo del piazzale del centro di prima accoglienza. Intorno gli altri ragazzi, che ascoltano incuriositi. «Ci siamo accorti di alcuni movimenti strani - continuano - E quando abbiamo visto che uno dei due uomini era entrato dentro il furgone, siamo intervenuti. Li abbiamo raggiunti a corsa: siamo riusciti a bloccare quello che faceva il palo, ma poi i carabinieri hanno raggiunto anche l’altro. I turisti erano increduli, ci hanno ringraziato commossi».
Sono stati i problemi politici e l’assenza del lavoro a spingere Peace e Osagie a lasciare la Nigeria. Anche per loro, come per tutti gli altri africani, il passaggio dalla Libia è stato obbligatorio. «Ci sono tanti problemi in Nigeria - racconta Peace - C’è la corruzione, se non hai i soldi non vivi. In più io avevo anche dei problemi familiari: i parenti di mia moglie vogliono uccidermi. Ho saputo che in Libia avrei potuto lavorare e mettermi in salvo, così sono partito. Ma in Libia ho trovato l’inferno».
Lo stesso inferno che descrive anche Osagie, lui che in Libia ha vissuto per più di un anno facendo il piastrellista. «A Misurata ho rischiato di morire tante volte - continua - Sparavano, picchiavano, torturavano. Noi neri venivamo trattati come schiavi, ci offendevano in qualsiasi modo. È stato terribile. Sogno un futuro tranquillo, di pace, lavoro e rispetto». Oggi, grazie anche al gesto di giovedì scorso, quel sogno si farà un po’ più realtà.
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