Il dolore
Il monumento dimenticato ai quattro salvatori di Lucca
A San Concordio una stele ricorda i partigiani che trasportarono il messaggio che convinse gli alleati a non bombardare la città: ora è in preda al degrado
LUCCA. Una zona da salvaguardare, un episodio importante della recente storia lucchese da non dimenticare.
Antonio e Mauro, amici da una vita, ci accompagnano in un'escursione sul posto a Pontetetto per mostrarci una zona decentrata del paese. Qui nascosti fra gli arbusti, l'erba alta ed un’irrispettosa quanto irragionevole incuria, vi sono un monumento, datato 2 settembre 1989 che fa riferimento a un fatto avvenuto durante la Seconda guerra mondiale e poco distante, il cosiddetto Ponte dei Frati sul canale Ozzeri.
«Era l'alba del 4 settembre 1944, quando fu aperto il fuoco dalla formazione partigiana Bonacchi sul vicino corpo di guardia tedesco presso il Ponte dei Frati per permettere, come inciso sul monumento, ai partigiani Alfonso Pardini, Guglielmo Bini, Giuseppe Lenzi e Alberto Mencacci di attraversare, a rischio della vita, il Ponte per raggiungere gli Alleati che stanziavano a Vorno e portare loro, nella persona del colonnello Sherman, il messaggio del commissario Vannuccio Vanni e del comandante della brigata partigiana Mario Bonacchi».
Il messaggio aveva un contenuto fondamentale: «Si invitavano a non bombardare la città, già liberata dai Tedeschi ed in ritirata verso la Garfagnana. Fortunatamaente - sottolineano Anotnio e Mauro - Sherman credette loro e sospese il bombardamento, nonostante i venti cannoni già puntati dalle colline pisane che dovevano bombardare tutta la piana di Lucca. Una decisione essenziale per la salvezza della città, quella del colonnello Sherman, che si era fidato con istinto, umanità, cuore dei quattro patrioti, salvando generazioni di persone e di opere culturali ed un patrimonio architettonico non indifferente, tanto che alcuni anni fa gli fu attribuita, con il suo capitano Gandy, inviato a perlustrazione della città, la cittadinanza onoraria lucchese alla memoria». Antonio e Mauro sottolineano criticità e potenzialità del luogo; «Qui gli arbusti e l'erba alta rendono difficile muoversi. Dispiace che il Ponte dei Frati, un'opera che ha servito per tanti anni le persone dei paesi limitrofi che si affacciano sull'Ozzeri e che già nel 1835 lo storico Repetti attesta esistente, sia in queste condizioni così critiche e non sia sistemato adeguatamente. Ridotto ormai ad un rudere rugginoso, inagibile, vi è nato internamente anche un grande pioppo con molti rovi».
Abbiamo sentito anche Enzo Pardini, 52 anni, figlio di Alfonso, ultimo patriota in vita scomparso nel 2012 e meccanico all'Autofficina Duepi a Sant'Anna: «Papà Alfonso, scomparso a 90 anni, era una persona schiva e riservata e non si è mai vantato della sua impresa. Con mia mamma Maria Ester, più giovane di lui di 16 anni ha proseguito nella sua normale vita di cittadino lucchese e lavoratore in giro per il mondo. Non ho mai sentito, come mia sorella Laura, raccontare di questo fatto in famiglia. Solo dopo sono venuto a saperlo. Il tutto è partito grazie ad uno storico del ministero della difesa americana che ha indagato sull'intera vicenda, vedendo c'era un buco nella storia di Lucca. Sono venuto a saperlo tramite mia figlia Giada. Negli anni universitari si era iscritta all'Arci locale e un ragazzo del suo gruppo cercò di Pardini Alfonso nelle sue ricerche sulla Guerra. Con il sostegno americano, si riuscì a far conoscere al Comune di Lucca un fatto non indifferente facendo erigere nel 1989 il monumento. Poi, nel 2010, venne conferita un’onorificenza a papà, allora già malato».
Anche Enzo punta a valorizzare il monumento: «Va creato un luogo della memoria. Ma sarei felice anche che in un Museo della città fosse creato un percorso con notizie sul monumento, il Ponte dei Frati, su mio padre e gli altri patrioti».
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