Il Tirreno

Lucca

Baccelli: per vincere allargare la coalizione

di Luca Cinotti
Baccelli: per vincere allargare la coalizione

L’ex presidente della Provincia non si sbilancia sulla sua candidatura ma punzecchia Tambellini: «Ingeneroso dimenticare il sostegno del Pd»

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. È impresa titanica strappare a Stefano Baccelli, consigliere regionale ed ex presidente della Proivncia, un “sì” o un “no” alla domanda sulla sua candidatura a sindaco di Lucca. Però, anche se esordisce con un ironico «di politica a Ferragosto non bisognerebbe parlarne» e non si sbottona sul suo futuro, Baccelli un paio di idee chiare le mette sul piatto: la necessità di allargare la coalizione del Pd per confermarsi a Lucca e l’invito al sindaco Alessandro Tambellini a non chiudersi al confronto sull’azione amministrativa.

Nel dibattito “primarie sì, primarie no”, lei da che parte si colloca?

«È un dibattito autoreferenziale. Le primarie sono uno strumento, previste dal regolamento del partito. E nascono dall’esigenza di andare oltre ai candidati imposti e decisi nelle “segrete stanze”».

Però il sindaco Tambellini, diciamo così, non l’ha presa bene. E ha annuciato - o minacciato - di non volervi partecipare.

«Non condividdo un atteggiamento di chiusura verso chgi discute di proposte politiche. È naturale che quando si conclude un mandato amministrativo ci sia un tempo per fare una valutazione di quanto fatto. E mi sembra che ci sia anche un comportamento ingeneroso nel confronto del Pd?».

Cosa intende dire?

«Insieme alla lista civica, il Partito democratico ha sempre sostenuto seriamente la giunta di Lucca. E l’ha fatto anche quando il sindaco ha deciso una rottura che ancora io non comprendo con la parte a sinistra della coalizione».

Secondo lei forze come Sel e Italia dei valori andrebbero recuperate?

«Sì, serve una coalizione più ampia. Posso portare la mia esperienza a palazzo Ducale: ero alla guida di una giunta che era molto spostata a sinistra. Eppure siamo riusciti ad andare avanti su molti progetti, anche se su alcuni c’erano delle divisioni. Che non sono state mai nascoste. Non a caso sono stato l’unico presidente di Provincia ad aver vinto le elezioni al primo turno».

Ma oltre che a sinistra il Pd deve guardare anche alla sua destra?

«Certo. Bisogna parlare a tutta la città, per poter avere dalla nostra parte la maggioranza. Ma bisogna farlo partendo dalle idee, dai programmi e dalle alleanze. Le valutazioni sulle primarie arriveranno dopo il referendum».

Come giudica l’amministrazione Tambellini su grandi progetti di sviluppo come Mura, Manifattura e Campo di Marte?

«Credo ci sia stato un grosso limite di metodo: bisogna partire prima dalle funzioni che si vogliono in un contenitore e poi lavorare sulle opere. E questo riguarda anche quello che è stato recuperato sulle Mura grazie alla meritoria attività dlla Fondazione Cassa di Risparmio. Questo ha portato a ritardi, come nel caso dell’ex Manifattura: alla fine la Regione ha sopperito con soldi propri e ora qualcosa si sta muovendo».

E sul Campo di Marte? Lei è stato il primo a proporre la “cittadella della sicurezza”.

«Io avevo proposto un disegno complessivo, con la ciattadella della sicurezza per il territorio, portandovi oltre alla questura (che non può più rimanere nella sede attuale) anche la protezione civile. Oltre ad altre funzioni come l’housing sociale, in stretta relazione con la cittadella della salute. E avevo anche previsto un metodo, che era quello della “permuta” fra gli edifici del Campo di Marte e quelli lasciati liberi nelle altre zone della città, a partire dalla Questura: certamente più facili, per la Regione, da vendere rispetto all’ex ospedale. Credo che sulla mia proposta non ci sia stato un approccio “laico”. E credo anche che sia ora che ci si metta intorno a un tavolo con la Regione per un accordo su basi diverse rispetto ai 23 milioni che Firenze prevedeva di poter incassare dall’alienazione del Campo di Marte».

Pochi giorni fa è arrivato l’ok del Cipe al primo lotto degli assi viari, da lei sostenuti con forza. Ora la strada è in discesa?

«Dopo la fine della valutazione di impatto ambientale che come Provincia conducemmo in modo garantista, prevedendo anche l’inchiesta pubblica, dissi che dal punto di vista tecnico eravamo tranquilli. Certo, poi serviva un passaggio politico importante, quello del Cipe, che è avvenuto nei giorni scorsi. Ora si può lavorare su quelle modifiche che erano contenuti nel nostro parere di Via e nei risultati dell’inchiesta pubblica».

Non teme i ricorsi che sono già stati annunciati?

«Da un certo punto di vista vorrei che fossero presentati questi ricorsi, per dimostrare la bontà del percorso amministrativo che abbiamo seguito. Però finora nessuno ha fatto questo passo. E comunque vorrei far notare che negli anni scorsi non abbiamo lavorato solo sugli assi viari, ma anche sulle altre previsioni contenuti nel protocollo sulla mobilità: lo dimostra lo scalo merci del Frizzone, che già lavora a buon ritmo e il rapporto della ferrovia Lucca-Pistoia, che cinque anni fa sembrava fantascienza».

E per il nuovo ponte sul Serchio? Quando arriveranno i 15 milioni della Regione?

«C’è stato un rinvio della variazione di bilancio da parte della giunta: ora l’impegno è di portarla in consiglio a settembre».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa