Il dolore
Auto e musica: il caos anticipa la mezzanotte
Parcheggio selvaggio e grida all’ora di cena Ma nelle ore piccole torna (quasi) la calma
LUCCA. Il Rewine ha un'accurata varietà di vodka e vino a buon mercato. Davanti al bancone c'è la ressa, neanche paragonabile alla folla di clienti davanti all'entrata, da cui sale un brusio che ricopre la musica elettronica delle casse. Poco più in là, in piazza San Michele, i suonatori davanti al Caffè del Mercato alternano Rino Gaetano a Pappalardo, mentre la gente che ha invaso il sacrato della chiesa beve pinte di birra e un cocktail esotico preparato in casa. Quasi mezzanotte ed è il crocevia della movida lucchese, divisa tra il caos che la precede e il popolo della notte che l'accompagnerà fino all'alba. Qua infatti sembra rovesciarsi la classica visione della movida, secondo cui i problemi e le polemiche sono legate alle ore piccole della notte: semmai, disagi e inciviltà si registrano in serata, quando gli automobilisti lasciano la propria auto dove capita, magari di fronte all'ingresso di una casa, e i più estrosi si lanciano a tutta velocità con lo scooter lungo via Fillungo, mentre questa è gremita di persone. Ovvio comunque che anche dopo la mezzanotte non sia tutto rose e fiori, data la mole di rifiuti lasciati qua e là negli angoli più nascosti del centro storico. Ma per fortuna c'è chi pulisce tutto prima del sorgere del sole: sono i baristi stessi.
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Venerdì sera, le 22 circa. Entrando in centro da Porta Sant’Elena è facile vedere l’orgia delle auto parcheggiate alla bene meglio. Alcune sono completamente fuori dagli stalli blu, altre sono state lasciate con due ruote sul marciapiede di fronte alla porta di un’abitazione. Non va certo meglio lungo le strade che costeggiano dall’interno le mura. Via Fillungo è un fiume di persone che sale e scende la corrente, ma il suo moto armonioso viene bruscamente interrotto dal rombo di uno scooter in lontananza: in molti si voltano straniti e subito si scansano perché il motorino sta viaggiando a forte velocità, dividendo la folle in due neanche fosse Mosè, per poi sparire. In quasi tutte le piazze c’è gente: in piazza Napoleone, all’Anfiteatro, in piazzale Garibaldi ma anche in via San Giorgio. Non solo i bar, ma anche ristoranti e gelaterie hanno la musica accesa e l’intero centro diventa una grande sala festosa e rumorosa.
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Ma è nella zona di San Michele che si accentra la movida, divisa tra il Caffè del Mercato e via Calderia, ognuno con le sue note e le sue bevute. Alle 23.30 il duo del Caffè ha coinvolto turisti e lucchesi a cantare e ballare, per l’entusiasmo generale che porta i giovani a scattarsi selfie e i turisti a fotografare questo scorcio di notte toscana. Il duo cede alla prima richiesta di bis, andando avanti ancora mezzora, ma sul secondo rifiuta, nonostante l’insistenza del pubblico, specialmente quello più caldo. Ormai è mezzanotte e a mezzanotte, come vuole l’ordinanza del Comune, la musica va spenta. Anche le casse del Rewine hanno finito di mandare note elettroniche, al contrario delle bevute, che saranno servite fin verso le 2. Ora è facile distinguere chi ne ha ordinate troppe. I dipendenti dei locali però riescono a tenere sotto controllo la situazione, sebbene non possano essere onnipresenti: così, inoltrandosi nei vicoli bui tra San Michele e via San Giorgio, capita di imbattersi in un odore acre di urina. Ma con il passare dei minuti, in questo punto rimane aperto solo il Caffè Ristretto di via San Giorgio, mentre tutti gli altri si avviano alla chiusura.
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Fine della serata? Neanche per sogno. «Ora c’è il trasferimento in piazza San Martino» dice un ragazzo. E via all’Undici Undici, l’avamposto della notte, che andrà avanti fino alle 3 passate. C’è ancora molta gente nella piazza: quasi tutti lucchesi, quasi nessun turista. Gli irriducibili vanno avanti fino alle 4, anche se ormai il locale è chiuso da un po’, per poi mettersi in cerca dei primi bar che hanno già sfornato le brioche. Il resto del centro invece è un quieto deserto notturno, quasi nascosto e protetto dai turbolenti amanti della movida.
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