Il Tirreno

Lucca

Minacce ai legali, indaga la polizia giudiziaria

di Luca Tronchetti

La procura della Repubblica ipotizza anche il reato di diffamazione e apre un fascicolo contro ignoti

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LUCCA. Come anticipato nell’edizione di ieri il sostituto procuratore Lucia Rugani ha formalmente aperto un’indagine nei confronti degli autori delle minacce, degli insulti e delle offese ai danni degli avvocati Gianfelice Cesaretti e Paolo Mei, i legali di Pasquale Russo l’omicida della povera Vania Vannucchi, affidando gli accertamenti alla pg della polizia di Stato in servizio in procura. Sarà la polizia giudiziaria ad identificare gli autori, che potrebbero anche aver utilizzato un nome di fantasia, di frasi diffamatorie e oltraggiose sui social. Il reato ipotizzato dalla magistratura è di diffamazione e minaccia nei confronti dei due legali e il fascicolo ad oggi è stato iscritto nel registro generale a modello 44. Quello legato ai procedimenti a carico di ignoti. Qualora, in seguito alle indagini espletate siano individuate le persone cui il fatto è attribuito, il magistrato procederà a una nuova iscrizione nel registro relativo alle persone note.

L’indagine. Pasquale Russo si trova recluso nel carcere di Prato con l’accusa di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione, della crudeltà e dello stalking. Al momento non ha ricevuto la visita della moglie e dei figli e lo psichiatra Massimo Marchi di Firenze, consulente nominato dai suoi legali, rientrerà dalle ferie dopo Ferragosto e soltanto allora verrà fissato il giorno in cui andrà a fargli visita nel penitenziario.

La giunta nazionale forense. Sulla vicenda interviene anche la giunta nazionale forense con una nota: «Continuiamo a difendere anche gli imputati confessi o trovati colpevoli di fatti odiosi, e continuiamo a difendere gli avvocati che li difendono quando questi sono destinatari di minacce inaccettabili e di odiosi insulti, solo per avere doverosamente svolto il loro mandato difensivo. Continuiamo a farlo non solo perché il diritto alla difesa è inviolabile, ma perché vorremmo che la banale idea che anche all'ultimo degli imputati, accusato del più atroce dei delitti, debba essere garantito un avvocato ed un processo, fosse sedimentata nel senso comune di ogni nostro concittadino. I fatti recenti accaduti a Lucca, dove i difensori di un imputato di un gravissimo fatto omicidiario, che evidentemente ha scosso l'opinione pubblica sia a livello locale che nazionale, sono stati fatti oggetto di vergognosi insulti e di minacce, ci costringono a tornare sull'argomento. Il sentimento che irragionevolmente si va affermando nella collettività è quello che finisce tuttavia per confondere inammissibilmente l'avvocato con il suo assistito, la funzione difensiva con la difesa del delitto. Un dato culturale diffuso che deve farci consapevoli tutti, operatori del diritto e dei media di una continua opera di educazione e di formazione e della necessità di recuperare il notevole gap che nel nostro Paese separa la cosiddetta "società civile" dai valori fondanti che dovrebbero essere propri di ogni democrazia matura».

Il presidente della Provincia. Luca Menesini, presidente della Provincia, tra i promotori della manifestazione contro la violenza sulle donne interviene per sostenere i due avvocati offesi e minacciati: «Nessuno può sostituirsi alla giustizia. Anche chi è imputato del più grave e riprovevole dei reati ha il diritto di avere un giusto processo con regole democratiche e l’assistenza di un difensore. Alla violenza inaudita non si risponda con identica violenza, ma con civiltà e democrazia».

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