Proteste
l’intervista»ANDREA MARCUCCI
LUCCA. Il giorno dopo aver messo in cassa il finanziamento del Cipe al progetto degli assi viari («un grande gioco di squadra») il senatore Andrea Marcucci veste i panni del “pompiere” sul caso-primar...
LUCCA. Il giorno dopo aver messo in cassa il finanziamento del Cipe al progetto degli assi viari («un grande gioco di squadra») il senatore Andrea Marcucci veste i panni del “pompiere” sul caso-primarie a Lucca, spiegando che «non si tratta di una resa dei conti» e auspicando che anche il sindaco Alessandro Tambellini accetti di partecipare alle (eventuali) consultazioni.
Senatore Marcucci, l’attualità ci racconta del finanziamento al progetto degli assi viari: secondo lei c’è spazio per le modifiche chieste, fra gli altri, dal sindaco di Capannori Luca Menesini?
«Ci eravamo dati come obiettivo il finanziamento nell’asse Nord-Sud e di lavorare concretamente per il completamento dell’opera nella sua interezza. Ci siamo spesi e siamo felici dei segnali ottenuti. Credo sia possibile fare delle modifiche, purché non si snaturi il progetto base. Tra l’altro si potrà anche ottenere un abbattimento dei costi che potrà servire per finanziare più facilmente il secondo lotto. E non credo che questo porti a ritardi, visto che le modifiche riguardano soprattutto proprio questa seconda parte dell’opera. Il mio auspicio è che nel giro di un anno possano aprire i cantieri».
Per un risultato ottenuto, rimangono tante partite aperte, soprattutto su Lucca. Qualche mese fa lei indicava alcuni punti fondamentali, anche per giudicare l’operato della giunta Tambellini nel suo ultimo periodo di mandato: le Mura, l’ex manifattura, il Campo di Marte. A che punto siamo?
«Per le Mura è stata fatta, soprattutto grazie alla Fondazione Cassa di risparmio, un grande lavoro di recupero. Ora però serve la valorizzazione: su questo versante siamo indietro, bisogna essere in grado di creare accordi e sinergie fra istituzioni. Un modello può essere quanto abbiamo fatto a Barga fra Fondazione Pascoli, Fondazione Puccini e il Vittoriale di D’Annunzio sul lago di Garda».
Il Comune ha da poco presentato il masterplan sull’ex manifattura. Come lo giudica?
«Molto positivamente, credo siano stati fatti importanti passi avanti. Mi convince l’idea di portare Campus all’interno del complesso, anche per la vicinanza con la Soprintendenza. Credo che possa nascere un importante polo culturale».
E sul futuro dell’ex ospedale al Campo di Marte?
«Qui purtroppo si è perso molto tempo. È il momento di mettersi a correre verso l’obiettivo del “progetto sicurezza”. Almeno, bisogna partire con il trasferimento della questura: è un’idea lanciata da Stefano Baccelli, che mi pare anche il sindaco Tambellini approvi e che ha il sostegno del sottosegretario all’interno Domenico Manzione, con il quale mi sono sentito più volte al proposito. A settembre bisognerà accelerare, anche perché rimanendo fermi si rischia un degrado dell’area».
Un suo “pallino” è il futuro del carcere di San Giorgio: è ancora convinto che debba essere spostato dal centro?
«Sì: è un contenitore prestigioso con una grande posizione e può essere un’opportunità per la città. Il ministero cerca soluzioni che garantiscano sicurezza, economicità e buona gestione: è possibile anche la costruzione di una nuova struttura, che magari potrebbe permettere di chiudere più di un carcere. Ma al momento di definito non c’è niente».
Siamo arrivati alla questione delle questioni: le primarie per sindaco di Lucca. Il Pd le vuole fare?
«Un partito politico è una comunità che si dà delle regole. Nel nostro caso, se si faranno le primarie lo decideranno gli iscritti di Lucca, e lo faranno in autunno. Non è Andrea Marcucci a volerle o non volerle. Poi vedo che all’interno del Pd c’è una discussione vivace, ed è possibile che le primarie ci siano».
Se così sarà si creeerà un caso Tambellini: il sindaco ha detto chiaro e tondo che non intende parteciparvi.
«Non bisogna vivere le primarie come un momento conflittuale. E se si fanno non vuol dire criticare l’operato del sindaco, così come se non si fanno non vuol dirlo che si plaude alla sua amministrazione. Non è una resa dei conti, ma un’occasione di confronto di idee e di programmi. Mi auguro che se il partito lucchese deciderà di farle anche il sindaco Tambellini accetti di parteciparvi. Detto questo, ognuno poi è libero di fare le proprie valutazioni».
Da ambienti vicini a Tambellini si è fatto notare, dopo le ultime amministrative, che dove ci sono state primarie non volute dai sindaci uscenti (come a Cascina) il Pd è andato incontro a una sconfitta. Non vi preoccupa questo?
«Di esempi se ne possono fare tanti. Ad esempio a Torino abbiamo perso anche se avevamo un buon candidato. Lì le primarie non le abbiamo fatto e forse abbiamo pagato proprio lo scotto di questo mancato confronto democratico con i cittadini e gli elettori».
Lei ha sostenuto che il Pd deve “ricucire” un rapporto con Giorgio Del Ghingaro. Nel frattempo la sentenza del Tar ha azzerato la giunta di Viareggio. Rimane della stessa idea?
«Certo, rimango assolutamente su questa posizione. È chiaro che il percorso debba essere affrontato in maniera condivisa anche con il Partito democratico di Viareggio e della Versilia. Ma è una prospettiva dalla quale non possiamo prescindere. Poi non è detto che questo riavvicinamento passi attraverso un accordo di giunta. Ed è sempre possibile che il Consiglio di Stato ribalti la decisione del Tar, visto che leggendo la sentenza mi sembra chiaro che la volontà degli elettori non è stata in alcun modo alterata».
L’autunno porterà con sé anche il referendum sulla riforma costituzionale. Anche a Lucca si è formato un “Comitato per il sì” che tiene insieme esponenti Pd e di altre forze politiche che a voi sono state contrapposte. Prelude a un “partito della nazione”?
«Io parto da una considerazione. Il sì alla riforma in Senato è stato votato con 180 favorevoli, mentre i senatori Pd sono solo 110. Questo significa che tante realtà diverse dal Pd hanno dato il loro ok. E questo è avvenuto perché questa è stata una riforma del Parlamento, anche se su impulso del Governo: ci sono state sei letture e un processo complesso per arrivare all’approvazione. Io mi auguro che sempre di più si parli del merito della riforma, che è una buona riforma: se così sarà l’adesione sarà individuale e soggettiva. E io mi rivolgo a esponenti di Sel, Cinque Stelle, Forza Italia, delle forze di destra. I comitati del sì non preludono a niente di più: la loro attività si esaurirà la sera del referendum, con la proclamazione dei risultati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
