Finanza
«Difendere non significa condividere»
Lodovica Giorgi, ex presidente delle Camere Penali, solidale con i colleghi attaccati «dall’incultura»
LUCCA. È stata segretaria nazionale delle Unione della Camere Penali ed ex presidente della Camera Penale di Lucca. E mercoledì sera ha partecipato alla manifestazione in piazza Napoleone contro il femminicidio. Ma Lodovica Giorgi, lucchese doc e penalista della prima ora, è profondamente rammaricata per l'attacco mediatico subito dai due colleghi che assistono Pasquale Russo.
«A fronte di un atto barbaro si risponde con affermazioni barbare, quali sono quelle che mi è capitato di leggere in questi giorni sui social network. Barbare non solo per i toni e le espressioni usate - laddove si arriva persino ad augurare ai colleghi ed ai loro familiari sorte analoga a quella della povera Vania - ma barbare per il profondo senso di "incultura" che tali affermazioni presuppongono. Hanno scritto l'Ordine degli Avvocati e la Camera Penale, cui io appartengo, che il diritto di difesa è previsto in Costituzione. Vero. Aggiungo che è previsto come "inviolabile", e tale aggettivo, usato dalla Costituente, ne testimonia la sua "sacralità". Il diritto di difesa fonda lo Stato di Diritto, quello in cui tutti noi viviamo, perché non vi sarebbe democrazia, ma autoritarismo laddove esso venisse in qualche modo leso o, peggio ancora come ci sia augura, taluno ne fosse privato. Questo avviene in Turchia, avviene in Cina, è avvenuto in molti regimi totalitari. Non credo che coloro che hanno così pesantemente offeso due avvocati si augurino di vivere in simili regimi.
«E proprio per questo l'avvocato è onorato della toga che indossa, perchè incarna i diritti delle persone che assiste, il diritto alla libertà, il diritto ad un processo secondo le regole, il diritto ad essere giudicato da un giudice terzo ed imparziale: diritti di democrazia, per dirla con una sola espressione. Diritti che chiunque, anche coloro che hanno offeso i miei colleghi, rivendicherebbero con forza alla prima occasione. Diritti che le potenze vittoriose riconobbero e vollero con forza riconoscere anche ai criminali nazisti, e ciò al fine di dimostrare al mondo la superiorità della democrazia rispetto all'autoritarismo.
«Purtroppo nel nostro Paese impera quella cultura che identifica l'avvocato con il crimine che lo Stato contesta al proprio assistito. "Se lo difendi lo condividi", sembrerebbero sottendere le offese lette in questi giorni, "e per questo posso offenderti". Ebbene no, lo difendi perché difendi il diritto dell'imputato ad essere giudicato per ciò che ha commesso secondo le regole poste dalla nostra Legge. Niente a che vedere con la condivisione, niente a che vedere con i soldi, molto a che vedere con una funzione pubblica essenziale alla democrazia. Vorrei invitare coloro che hanno scritto od anche solo pensato che l'omicida della povera Vania non meriti di essere difeso a riflettere sulle garanzie e sulle libertà che lo Stato di Diritto offre loro quotidianamente. La funzione degli avvocati è garantire a qualunque cittadino il rispetto dei diritti e delle libertà».
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