Il Tirreno

Lucca

I dubbi sulle centraline «C’è il rischio ambientale»

di Emanuela Ambrogi ; di Emanuela Ambrogi

Il pescatore di Bagni di Lucca continua la battaglia contro gli impianti elettrici «Ce ne sono sette in un tratto di fiume di 5 chilometri: deviato il corso d’acqua»

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BAGNI DI LUCCA. Prosegue la battaglia del pescatore di Bagni di Lucca Giorgio Pierceccchi che chiede più attenzione e controlli al proliferare delle centraline per la produzione di energia elettrica nei corsi d’acqua della Valle del Serchio e della Lima. A suo giudizio, troppe sono le situazioni che richiederebbero verifiche che nessuno fa.

Nel mirino del pescatore le quantità di acqua rilasciate dalle centraline, la deviazione del flusso dei corsi verso gli impianti, il modo in cui sono state portate avanti le opere idrauliche, la manutenzione delle corsie di risalita per i pesci. Piercecchi rifiuta di essere considerato un don Chisciotte e si stupisce del silenzio seguito da parte di associazioni, forze politiche e ambientalisti ai suoi reiterati appelli. E riterrebbe nell’interesse della popolazione, dice, un più efficace costante controllo da parte degli enti preposti (a partire dall’Autorità di Bacino e dagli enti locali) su un bene come l’acqua che, nella Valle, è anche fonte suprema di sviluppo turistico. A sostegno delle sue tesi, il pescatore cita alcune situazioni relative al rilascio dell’acqua e alle condizioni delle scale di rimonta per i pochi pesci rimasti. «Continuo ad esempio a chiedermi - afferma - come sia possibile in un torrente così piccolo come la Lima la realizzazione di così tanti impianti in relazione alla ridotta portata di acqua. È assicurato il rilascio delle quantità di acqua previsto dalle norme? Camminando lungo il tratto del torrente Camaione non mi è parso poi di vedere portati a termine i lavori promessi oltre un anno fa. E il rilascio dell’acqua mi sembra davvero esiguo».

Piercecchi mostra anche delle fotografie per sostenere che «qualcuno ha ostruito la scala di risalita per le trote nell’impianto che si trova in fondo a una deviazione della strada che porta a Lugliano, lungo la Buliesima. Da chi e come viene esercitato il controllo su questo impianto?».

Per il pescatore il rischio di uno scempio ambientale è da verificare e scongiurare. Nella zona delle Val Fegana, di pertinenza di due comuni, il pescatore (70 anni, con la passione della pesca fin dall’età dell’adolescenza e conoscitore di tutti i torrenti della vallata) fa notare che in una delle sei-sette centraline che si trovano in un percorso non superiore a 5/6 chilometri «è deviato il flusso dell'acqua dall’apposizione di grandi sassi. In caso di piogge torrenziali - afferma Piercecchi - la deviazione potrebbe provocare danni ingenti anche alle attività che si trovano in fondo alla strada, come nel caso della centralina in Buliesima. La Fegana è poi l’unico torrente che nasce da una altitudine maggiore, sotto le Tre Potenze: come è possibile solo nel tratto che da Montefegatesi arriva alla Fegana, circa 4-5 chilometri, vedere sette centraline?»

Il pescatore ricorda infine che sono oggetto di studio e in fase di definizione tra Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano altri quattro o cinque nuovi impianti. «Ai sindaci della Valle che usano tanto spesso la parola ambiente - conclude - chiedo di verificare e riflettere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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