Il Tirreno

Lucca

L’omicida trasferito nel carcere di Prato

di Luca Tronchetti
L’omicida trasferito nel carcere di Prato

Alle 14 viene caricato su un cellulare diretto verso il penitenziario. Le camere penali intervengono dopo le minacce ai legali

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LUCCA. L’assassino di Vania Vannucchi non è più nel carcere di San Giorgio. Alle 14 è salito su un cellulare della polizia penitenziaria che lo ha trasferito in un carcere vicino, probabilmente in quello di Prato. Nella struttura carceraria locale, ormai obsoleta, era monitorato dagli agenti di custodia per la paura che potesse compiere gesti di autolesionismo. Il personale in servizio non poteva quindi attenzionare con costanza l’omicida? Pare che il problema non sia questo. Sembra invece che Pasquale Russo, il carnefice della povera infermiera, abbia chiesto ai suoi legali di poter essere trasferito in un carcere abbastanza vicino per poter avere colloqui con i familiari. Alla fine della scorsa settimana infatti l’avvocato Paolo Mei - che assieme a Gianfelice Cesaretti difende il dipendente della cooperativa che si occupa di servizi per l'Asl rinchiuso in carcere con l'accusa di omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e di pregressi episodi di stalking - era salito al secondo piano del Galli Tassi dove si trovano gli uffici della polizia giudiziaria. Lì aveva presentato una richiesta di autorizzazione da parte del suo assistito a incontrare la moglie e i figli nella casa circondariale. Istanza girata al sostituto procuratore Lucia Rugani, che in questo periodo in qualità di magistrato più anziano fa le veci del procuratore Pietro Suchan, che ha accolto la richiesta. A quel punto però è sorta un’altra esigenza: quella legata alla tutela dei familiari dell’autore dell’efferato delitto. Da lì la decisione di spostare il detenuto in un altro carcere anche allo scopo di salvaguardare la moglie e i figli dal flash dei fotografi.

Psichiatra. Ma sulla scelta di cambiare carcere ha influito anche la nomina del consulente di parte. Infatti al momento dell’udienza di convalida davanti al gip Giuseppe Pezzuti i legali dell’indagato hanno indicato il professionista incaricato di effettuare una perizia psichiatrica su Pasquale Russo. La scelta è caduta sul dottor Massimo Marchi di Firenze. E al capo dei gip lucchesi hanno chiesto per scritto che lo psichiatra fiorentino possa, quanto prima, visitare il detenuto per «cristallizzare» la sua situazione mentale a poco più di una settimana dal delitto. La vicinanza dell’omicida allo psichiatra incaricato dalla difesa consentirà nelle prossime ore al professionista di avere un colloquio e poter effettuare una relazione sullo stato di salute mentale del paziente macchiatosi di un delitto così orribile e ripugnante.

Camere penali e social. Che serva una legge del Parlamento per regimentare e punire adeguatamente l’abuso indiscriminato di insulti, ingiurie, invettive e minacce sui social - Facebook in primis - è questione dibattuta da tempo e non ancora risolta. Certo è che i due legali dell’omicida sono stati travolti da un’ondata di commenti non proprio edificanti di centinaia di persone attraverso siti e social. Senza avvocati i processi non si possono celebrare. Ma vallo a spiegare a certe persone che sull’onda emotiva hanno commesso reati di natura diffamatoria che potrebbero anche essere perseguiti. Sulla vicenda si attende un intervento forte da parte delle Camere Penali locali, ma forse anche dell’Ordine forense a livello nazionale. E qualcuno auspica anche una parola da parte delle forze politiche, nessuna esclusa, e delle istituzioni. Perchè, è bene ricordarlo, il diritto alla difesa è un diritto inviolabile garantito dall’articolo 24 della Costituzione italiana, una delle più belle del mondo.

Riscontri da ultimare. Nelle prossime ore saranno pronti i tabulati telefonici e verrà periziato il cellulare dell’assassino che continua a ripetere che non parlava con Vania da sette mesi quando invece ci sono sms molto recenti rivolti alla donna. Importante anche il racconto lungo e circostanziato riferito agli inquirenti dalla figlia della giovane donna con cui si confidava. Episodi di stalking sarebbero emersi con chiarezza e probabilmente anche l’ex marito di Vania Vannucchi ne sarebbe stato messo a conoscenza. Un quadro d’insieme in cui emerge in modo sempre più lampante la premeditazione da parte di Pasquale Russo. Che può evitare il carcere a vita in un solo modo: attraverso perizie psichiatriche concordati (non solo di parte, ma anche del perito del pm e del giudice) che dimostrino il vizio parziale di mente.

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