Il Tirreno

Lucca

La guerra delle sculture Pegonzi contro Cartasia

di Rossella Lucchesi
La guerra delle sculture Pegonzi contro Cartasia

L’artista lucchese indignato: una delle opere della biennale in corso in città rende pressoché invisibili le sue, esposte nel loggiato di Palazzo Pretorio

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LUCCA. «Questa proprio non me la dovevano fare. Mi sento offeso e non ci dormo la notte. Le mie sculture non possono accostarsi a questo enorme ammasso di carta con le sembianze da scimmione che annulla l'eleganza e la delicatezza di opere realizzate con marmi pregiati che niente hanno a che vedere con quanto mi è stato praticamente imposto. E a tradimento, perché ho saputo del posizionamento di questo antiestetico "coso" soltanto a pochi giorni dall'inaugurazione della mostra, quando mi sono presentato negli ufficio del Comune per pagare il suolo pubblico, prenotato circa cinque mesi fa. Gli spazi erano ancora occupati dalle attrezzature dell'esposizione precedente, causando così un ritardo con gli allestimenti e lo stazionamento dei mezzi di trasporto sulla strada». È amareggiato e molto arrabbiato lo scultore Franco Pegonzi, autore delle opere scultoree in mostra fino al 29 agosto sotto il loggiato di palazzo Pretorio che il giorno dopo l'apertura della mostra, avvenuta mercoledì scorso, ha dovuto fare spazio a una scultura in carta, una delle tante sparse per la città in occasione della biennale Cartasia, raffigurante una gigantesca scimmia con in braccio il figlioletto che, dice l'artista «è un pugno in un occhio e mortifica l'intera esposizione, costata mesi di duro lavoro, sia dal punto di vista artistico che organizzativo».

I capolavori d'arte moderna di Pegonzi diventano invisibili con la presenza dell’ingombrabte opera di Cartasia: con le sue dimensioni, copre alla vista dei passanti parte delle sinuose opere dello scultore lucchese che oggi si sente preso in giro dalla “sua” Lucca dove, dichiara deluso «dopo questa vicenda, difficilmente deciderò di esporre ancora i miei lavori, sacrificati da uno stile e di una tecnica distanti milioni di anni luce dalla mia arte».

La “sorpresa” è stata svelata all'artista solo quando ormai tutto era pronto e le pesanti sculture erano, in pratica, già caricate sul camion per essere trasportate in loco. «Al momento di pagare il suolo pubblico - aggiunge Pegonzi - l'ufficio mi ha comunicato la decurtazione della cifra stabilita, in quanto 25 metri quadrati dell'area erano destinati a ospitare l'opera di Cartasia che raffigura la maternità. Sono rimasto interdetto, ma ormai tutto era stato deciso senza consultarmi e ho dovuto inghiottire il boccone, riuscendo solo a spostare la collocazione della scultura di carta al giorno successivo il taglio del nastro. Ogni mattina mi si stringe il cuore quando apro il cancello ai visitatori che si meravigliano di questa scelta, decisamente di cattivo gusto, come continuano a farmi notare soprattutto i turisti stranieri e gli appassionati di scultura che mi chiedono il motivo di questa presenza che sacrifica l'esposizione ed è anche un'offesa alla statua bronzea di Matteo Civitali che Arnaldo Fazzi realizzò nel 1893 e che sembra guardare stupita lo strano vicino». I commenti dei visitatori sono numerosi: molti si chiedono se non fosse stato meglio posizionare questo grande opera di carta in piazza San Michele che già ospita alcune strutture pubblicitarie e dove i bambini avrebbero potuto farsi tranquillamente le foto, anziché scorazzare tra capolavori di gran pregio, col rischio di urtarli e provocare danni irreparabili.

Difficile a questo punto che sia ripensata la collocazione della scultura di carta anche se il trasloco farebbe la gioia di Pegonzi. Ma vero è che la scelta sta suscitando una pioggia di critiche che probabilmente non sono un bel biglietto da visita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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