Sicurezza
L’omicida di Vania non usava psicofarmaci
Lucca, le analisi del sangue non rivelano tracce di benzodiazepine su Pasquale Russo, gli inquirenti sicuri: ci fu premeditazione. E poi quella bugia sull'uso della benzina
LUCCA. I risultati degli esami del sangue sull’omicida di Vania Vannucchi, la giovane operatrice sanitaria arsa viva perché respingeva quell’uomo che era ossessionato di lei, non lasciano spazio a dubbi interpretativi. Non c’è traccia di benzodiazepine. Per l’accusa un segno evidente che Pasquale Russo, il dipendente della cooperativa che si occupa di servizi per l’Asl rinchiuso in carcere con l’accusa di omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, al momento di commettere il delitto non aveva utilizzato psicofarmaci e intrapreso alcuna cura. E proprio nel giorno dell’omicidio, stando alla moglie dell’assassino adesso tornata in Campania con i figli, Russo aveva fissato un appuntamento con uno psicologo. Non solo.
LA BUGIA SULLA BENZINA
Stando alla polizia quella benzina prelevata a mezzogiorno da un distributore di carburante vicino allo stadio dove è stato immortalato dalle telecamere non doveva servire per la macchinetta tosaerba come l’autore del delitto aveva confidato agli inquirenti nell’interrogatorio in questura davanti al sostituto procuratore Piero Capizzoto. Anche perché lui a casa non ha un decespugliatore. E il vicino, sentito dalla Mobile diretta dal commissario Silvia Cascino, non ha mai prestato l’utensile al dipendente della cooperativa. Dove abita infatti non c’è un giardino, un pezzo di terreno, una zona verde da falciare di tanto in tanto per evitare che l’erba cresca rigogliosa. E non è tutto. Perché le telecamere di sorveglianza del Campo di Marte installate da una ditta che si occupa anche del controllo nel range che va dalla 12 alle 14 non registrano il passaggio di Pasquale Russo. La polizia deve ancora visionare quei fotogrammi, ma se quanto riferito dagli addetti alla sorveglianza corrisponde al vero il dipendente della coop è riuscito ad eludere i monitor sapendo dov’erano collocati e quindi agendo con consapevolezza e attraverso un piano ben studiato.
GLI INQUIRENTI: "PREMEDITAZIONE CONDIZIONATA"
La strategia difensiva appare chiara e l’unica possibile per salvare l’omicida dall’ergastolo: provare il vizio parziale di mente. L’incapacità d’intendere e di volere al momento in cui l’indagato ha versato il liquido infiammabile addosso alla sventurata per poi appiccare il fuoco e trasformarla in una torcia umana. Strategia che cozza con l’ipotesi formulata dalla polizia e avallata dalla procura: la premeditazione condizionata. Due i punti base del ragionamento degli investigatori. Il furto del cellulare e la tanica di benzina. Riconsegnare il telefonino rubato, dopo aver negato la circostanza alla povera Vania poche ore prima al San Luca, invitandola in un luogo appartato per un chiarimento rappresentava l’esca per la trappola. Quel recipiente riempito di carburante doveva servire per dare una lezione alla giovane madre. Ma probabilmente il modo di usarla sarebbe variato dalle risposte fornite dall’operatrice sanitaria. Appiccare il fuoco alla macchina anzichè cospargere i vestiti della donna di liquido infiammabile poteva essere un finale del torbido disegno partorito da una mente obnubilata dalla gelosia, da un assurdo senso del possesso. Probabilmente si sono rivelate fatali la denuncia del furto dell’Iphone ai carabinieri e soprattutto la scoperta dei messaggi inviati a colleghi di lavoro, amici e conoscenti che, nella sua mente sconvolta, rappresentavano la «prova» del tradimento della donna.
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ACCERTAMENTI ULTERIORI
La squadra Mobile in settimana acquisirà i tabulati dei cellulari, entrambi sotto sequestro. In quello di Vania non ci sarebbero messaggi dell’ex mentre quello di Pasquale Russo, ancora da periziare entro sabato dalla polposta di Firenze, risulterebbero sms rivolti alla donna di cui si era morbosamente invaghito. Verranno sentite o riascoltate anche due-tre persone informate dei fatti e analizzato il liquido infiammabile utilizzato visto che, nel primo interrogatorio di fronte al pm, l’omicida ha dichiarato di aver mescolato la benzina con l’olio per preparare la miscela per la macchinetta tagliaerba.
NESSUNA ISTANZA
Nessuna istanza verrà presentata dai legali dell’indagato, avvocati Paolo Mei e Gianfelice Cesaretti, che stanno pensando a nominare un consulente psichiatrico. Russo al momento è rinchiuso da solo in una cella del penitenziario di S. Giorgio che già conosceva sia per averci trasportato del materiale (medicinali, lenzuole) durante il suo lavoro nella cooperativa Asl, sia come «speedy pizza» per dare una mano ad alcuni parenti che gestiscono un locale.
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