Il Tirreno

Lucca

In piazza San Carlo si abbassa anche l’ultima saracinesca

di Luigi Spinosi
La vetrina di Blumer (foto Sernacchioli)
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La vetrina di Blumer (foto Sernacchioli)

Dopo il Caffè Fellini il negozio di abbigliamento Blumer decide di trasferirsi in una zona più frequentata

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LUCCA. Meno due, meno uno... zero. Un conto alla rovescia meno veloce (ma nemmeno troppo) di quelli di Cape Canaveral. E un conto alla rovescia che non accompagna al decollo, ma che anzi porta al declino. Il mio due è scattato lo scorso marzo, il meno uno nei giorni scorsi. Lo zero è adesso: zero negozi in quello che avrebbe dovuto diventare il salottino del commercio a Lucca, piazzetta San Carlo. L’ultima saracinesca ad abbassarsi è stata quella del negozio di abbigliamento Blumer. Il negozio ha provato a resistere ma, a distanza di pochi mesi ha seguito il destino del “Caffé Fellini” (il “meno due”), trasferitosi lo scorso marzo in via Vittorio Veneto (col nome “Glam Café”).

A quel punto il già scarso passaggio di persone e potenziali clienti si è di fatto ridotto al lumicino, e anche in negozio di abbigliamento (mantenendo lo stesso nome) ha scelto un punto decisamente più frequentato, piazza San Frediano. Una sola vetrina rispetto alle possibilità espositive offerte dal negozio in piazzetta San Carlo, ma quel piccolo limite è ampiamente compensato dalla differenza di passaggio, tra uno dei punti più frequentati di Lucca e uno, invece, tra i più deserti.

E non è certo una questione di vicinanza al centro storico. Anzi, a guardare bene piazza San Carlo è anche più centrale rispetto a piazza San Frediano, eppure, a passarvi, par di essere in un vicolo deserto.

Un abbandono che sembra dare il colpo di grazia a quel progetto di rinascita partito con l’inizio del nuovo millennio, quando la piazzetta fu recuperata dal degrado degli anni precedenti. Qui, in una sorta di corte interna all’ombra della Torre delle Ore, con i vicoli che collegano direttamente con strade importanti del commercio come via Santa Croce e via Fillungo, era nata una sorte di piazzetta del commercio. Bei negozi, belle vetrine, che ne avevano fatto un polo di attrazione per compratori e turisti, nonostante la posizione al tempo stesso fortunata e maledetta. Fortunata, lo abbiamo visto, per la vicinanza con i punti di maggior passaggio di Lucca, ma anche maledetta perché quei pochi metri di vicolo che la separano dalle vie principali potevano rappresentare un ostacolo notevole: qui devi decidere di passarci, non ci puoi capitare per caso.

Ma la presenza dei negozi, il richiamo esercitato reciprocamente sulla clientela, hanno permesso alle attività che insistevano sulla piazzetta di lavorare per almeno una decina d’anni, poi, per qualche oscura ragione, è partito una sorta di effetto domino. Prima uno, poi, due. I titolari dei negozi hanno cominciato ad abbassare definitivamente le rispettive serrande. Le cause? Si parla di canoni di affitto elevati, che rendevano poco conveniente restare qui. Così, meno vetrine, meno motivi per venire in piazza San Carlo, fino a quando, e siamo ai giorni nostri, solo due attività hanno provato stoicamente a resistere. Appunto il Caffé Fellini e Blumer.

Adesso non ci sono più nemmeno loro, e di quel salottino rimangono solo le vetrine polverose e le piante rampicanti nei vasi appoggiati alle pareti. Piante che rappresentano una simbolica testimonianza del possibile, probabile, destino della piazza. Ormai essicate e morte, tranne appunto quelle in prossimità di Blumer, destinate a essere le ultime a cedere.

Il futuro è un’incognita, e quello più probabile assomiglia tanto al passato, a quello di prima della rinascita. Ormai dei giorni di gloria resta solo un cartello lungo via Santa Croce, con un elenco di negozi che qui non esiste più.

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