Proteste
«C’è la legge, ma anche molto da fare»
La senatrice Monica Cirinnà a Gallicano racconta il percorso che ha portato alle unioni civili
GALLICANO. “Più diritti con la legge sulle unioni civili”: questo il titolo del dibattito ospitato alla Festa dell’Unità che ha avuto per protagonista la senatrice Pd Monica Cirinnà.Nell’occasione la senatrice ha raccontato il viaggio per, come ha detto, «far uscire l'Italia dal medioevo» e per arrivare alla legge che da decenni il Paese aspettava. Oggi il testo c'è e porta il suo nome. Una legge, secondo la senatrice, che coniuga «diritto e sentimenti, e tre parole come libertà, dignità e laicità».
A Gallicano ha raccontato le emozioni di quel percorso, a partire dal definitivo sì della Camera, festeggiato con la fontana di Trevi illuminata coi colori della bandiera arcobaleno. «Le emozioni in quel momento sono state tantissime, ma non solo mie – ha raccontato – finalmente si è capito che dire “o il matrimonio o niente”, in questo Paese, dopo trent'anni non era più possibile. Quindi, una grande emozione, ma anche la consapevolezza che siamo solo al primo passo. Questo Paese non sarà europeo, non sarà civile, non sarà veramente egualitario, senza arrivare al matrimonio per tutti. Quindi io cito sempre Martin Luther King che diceva “voglio diventare inutile quando il razzismo non ci sarà più”; io, voglio diventare inutile perché voglio che presto ci sia il matrimonio egualitario e tutto quanto non è stato incluso».
Al dito Monica Cirinnà ha un anello arcobaleno, avuto da un ragazzo di Milano: «Dentro c'è incisa la data del giorno della legge in cui è stata approvata, 11 maggio 2016. Francesco è un ragazzo meraviglioso e l'ho conosciuto per mail. Mi disse: “Io nascerò il giorno in cui la legge sarà approvata, perché per il mio Paese non esisto solo perché sono omosessuale”. Poi m'ha fatto questo bellissimo regalo. Ma posso dirvi che come Francesco in questi due anni mi hanno scritto centinaia di ragazzi, e tanti dicendo una cosa che mi ha molto colpita: Senatrice, scrivo a lei perché non posso parlare con mia madre o mio padre, e a lei posso confessare i miei problemi, dolori e paure.Sono omosessuale ed ho paura di non esser accettato dalla mia famiglia. Ecco, questi due anni m'hanno dato una consapevolezza: avere uno zaino sulle spalle con dentro la vita e l'amore di tante persone che volevano una risposta».
Una legge attesa, che elimina quell'ombra di una legislazione che non va di pari passo con la vita reale di un Paese: «Certo – chiude – la dicotomia è stata enorme. Ora c'è voglia di fare festa, ma anche tanto bisogno di andare avanti».
Francesco Cosimini
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