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Lucca

Vania, il pm contesta anche la premeditazione

Lo striscione appeso al teatro del Giglio
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Lo striscione appeso al teatro del Giglio

Lucca: Pasquale Russo dovrà difendersi anche dall'accusa di aver agito con crudeltà

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LUCCA. Premeditazione e crudeltà. Pasquale Russo, l’uomo arrestato per l’omicidio di Vania Vannucchi, vede aggravarsi la sua posizione. Nel provvedimento di convalida dell’arresto emanato venerdì dal gip Giuseppe Pezzuti, all’ipotesi di reato di omicidio volontario sono state aggiunte le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, che al momento del fermo non erano state contestate all’uomo. Le aggravanti sono state chieste dal sostituto procuratore Piero Capizzoto. Occorre precisare che in questa fase l’imputazione è provvisoria, un’ipotesi di lavoro che potrebbe modificarsi se dalle indagini dovessero emergere fatti diversi da quelli noti finora. L’accusa sta lavorando per capire se ci sono gli estremi per aggiungere anche l’aggravante dello stalking. Dunque saranno fondamentali le prossime risultanze del lavoro svolto dagli investigatori della squadra mobile, che ora attendono la copia forense dei dati dei cellulari di Russo e Vannucchi.

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Intanto gli elementi raccolti finora hanno arricchito il quadro indiziario, permettendo di ricostruire gli spostamenti di Pasquale Russo nelle ore precedenti l’aggressione mortale a Vania Vannucchi.

Secondo gli inquirenti, dopo il primo litigio con la donna, avvenuto martedì alle 9 al San Luca, Russo ha preso una tanica di quelle che si usano in ospedale ed è andato a riempirla di benzina al distributore Q8 di viale Castracani. Con il carburante nascosto nel bauletto dello scooter si è presentato sotto casa della donna chiedendo di entrare. Vania non ha aperto e dal cancello lo ha invitato ad andarsene. Ma Russo non l’ha ascoltata ed è rimasto in zona. Quando la donna è uscita per andare al lavoro, l’ha affiancata e l’ha invitata a seguirlo ai magazzini del Campo di Marte. Un luogo piuttosto isolato, dove forse pensava di poter aggredire la donna senza essere identificato. In effetti nessun testimone ha assistito alla scena: ci sono delle telecamere ma le immagini sono sfuocate e parziali.

Gli avvocati Paolo Mei e Gianfelice Cesaretti puntano sul riconoscimento del “vizio parziale di mente” che escluderebbe la premeditazione. In settimana nomineranno uno psichiatra (un esperto già coinvolto nel caso Donatini) che dovrà visitare Russo in carcere. (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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