Sicurezza
Monsignor Mansueto riposa tra la sua gente dell’Oltreserchio
Gremita la cattedrale per l’ultimo saluto al religioso Il vescovo Tardelli: «Tornare a Lucca era il suo desiderio»
LUCCA. È difficile vedere gremita una chiesa grande come la Cattedrale di San Martino. Eppure ieri è successo, per dare l’ultimo saluto della “sua” Lucca a monsignor Mansueto Bianchi, morto mercoledì a 66 anni a Roma. I parroci intorno all’arcivescovo Italo Castellani, autorità con fasce e labari nelle prime file e poi tanti fedeli, arrivati da tutta la Lucchesia per quello che monsignor Fausto Tardelli (successore di Bianchi alla guida della diocesi di Pistoia) ha chiamato «un figlio del popolo, che non era mai diventato uno snob».
E il popolo, il suo popolo dell’Oltreserchio, di Lucca, ma anche delle zone che ha toccato durante la sua vita (Volterra, oltre a Pistoia) ha risposto a un appello che - come ha ricordato Tardelli - lo stesso Bianchi ha espressamente lanciato: «Mi ha detto, e poi scritto, che voleva essere sepolto a Lucca, per l’esattezza a Santa Maria a Colle. Aveva un cruccio nel suo animo: con la partenza dalla città non si sentiva più parte della comunità della chiesa lucchese. Ma in realtà i legami non sono mai venuti meno».
Lo testimonia anche monsignor Castellani, che ricorda i continui contatti con Bianchi, anche nel periodo della terribile malattia che l’ha portato alla morte. E riporta - Castellani - l’ultimo dialogo avuto con monsignor Mansueto, circa un mese prima della sua scomparsa. In quell’occasione l’ex vescovo di Pistoia spiegò di aver chiesto fin da subito al medico di informarlo con sincerità delle sue condizioni di salute. E proprio quando era stato chiaro l’aggravamento che poi l’ha portato alla morte, ha chiesto l’olio degli infermi e cosi - racconta Castellani - «ha detto di aver trovato la calma» e di aver superato quella paura della morte che - umanamente – non ha mai nascosto di provare.
La vita di monsignor Mansueto Bianchi è stata intessuta di dialoghi. Come quello con un altro parroco da poco scomparso, don Pietro Raffaelli. Queste le parole di Bianchi quando seppe della malattia di Raffaelli, riportate dall’arcivescovo Castellani: «Pensare quante volte abbiamo discusso su Maria. Va a finire che presto ci troveremo a essere insieme di fronte a lei...».
Un importante aspetto dell’attività di Bianchi era quello di assistente dell’azione cattolica. E proprio il presidente dell’associazione, Matteo Trufelli, ha letto dall’altare un messaggio firmato dal segretario di Stato del Vaticano Pietro Parolin, che riporta la reazione di papa Francesco alla notizia della morte: «Lo ricordiamo nel suo servizio di vescovo, e di esemplare dedizionealle comunità che gli sono state affidate». Non è un segreto che i rapporti e la stima fra monsignor Bianchi e papa Bergoglio fossero stretti: il pontefice si è costantemente aggiornato sulla malattia di monsignor Mansueto. Nel pomeriggio di ieri la salma è stata trasportata a Santa Maria a Colle dove, dopo una cerimonia eucaristica, è stata sepolta nel cimitero della frazione. Fra quelle persone - ha detto monsignor Tardelli - «semplici, pronte al sacrificio e alla carità non ostentata», che caratterizzano la chiesa di Lucca in cui Mansueto si era formato e alla quale, ora, è tornato.
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