La manifestazione
MA ORA NON SIA SOLO UN NUMERO
di FLAVIA PICCINNI C’è un senso di sconfitta e di disperazione a riflettere sulla storia di Vania. C’è un senso di sconfitta e di disperazione nell’analizzare la trama della vita di questa donna,...
di FLAVIA PICCINNI
C’è un senso di sconfitta e di disperazione a riflettere sulla storia di Vania. C’è un senso di sconfitta e di disperazione nell’analizzare la trama della vita di questa donna, ammazzata brutalmente ad agosto da un uomo incapace di accettare il rifiuto. Da un padre di famiglia incapace di metabolizzare che quella relazione, durata meno di una manciata di mesi, non avrebbe avuto seguito e che quella vita parallela - lontana dagli sguardi della moglie e dei tre figli - Vania non l'avrebbe accettata, perché Vania voleva qualcosa di diverso dopo il divorzio: voleva una vita normale. Non voleva burrasca, ma amore.
C’è un senso di sconfitta e di disperazione che strugge la città, che fa infuriare gli amministratori e lascia con un incolmabile vuoto le mamme, le mogli e le giovani fidanzate; un senso di sconfitta e di disperazione che si rivelerà, come sempre, temporaneo. Perché il dolore e la rabbia passano, passano sempre, e vengono inghiottite dal caldo, dalle spiagge, dalle passeggiate sul bagnasciuga al tramonto e poi le cose riprendono come sempre, ritornano nella loro routine fatta di dettagli - il lavoro, la scuola, le riunioni di condominio, le cose da comprare, il ristorante il sabato sera, la passeggiata all'imbrunire sulle Mura - e la sconfitta e la disperazione diventano solo frammenti di una storia estiva. Una brutta storia estiva che esplode nella provincia d'Italia. In quella provincia borghese che ancora è persuasa di come il male sia altrove, sulle cronache cittadine di posti lontani, nelle vite degli altri. In fondo, sappiamo tutti che ci vorrà poco per dimenticare.
Ci vorrà poco perché la storia di Vania, e dei suoi capelli biondi mossi, di quegli occhi chiari messi su un viso placido, verranno inghiottiti dalla memoria, e sputati via insieme alla storia di Vanessa, e di Sara e di Anna. Insieme alle dichiarazioni dei politici, e alla rabbia dei familiari, e alle manifestazioni in piazza, e ai flash mob contro la violenza sulle donne, e alle scarpe rosse e alle ragazze distese per terra, come morte, finiranno nel cassonetto delle storie che vogliamo tenere lontane. In un altrove troppo distante per essere reale. In un altrove che se ne sta in un angolo del cuore e del passato, quasi questo permetta all'orrore di non ritornare. Di non ripetersi.
Siamo anestetizzati al dolore. E allo stesso tempo siamo impreparati a metabolizzarlo, a comprendere delle cause e delle motivazioni che sono fuori dalla nostra routine. Siamo incapaci di analizzare i fatti, e crediamo che quella di Vania sia stata soltanto una storia sfortunata, perché lei lo voleva denunciare, era questione di giorni, forse di ore. Perché Vania sperava che tutto sarebbe passato, ed era diventata sorda alle amiche, all'ex marito, ai colleghi che le dicevano di non perdere tempo, di non fidarsi, di dare una fine a quella storia nata forse per gioco, forse per simpatia. Ma non illudiamoci che quella di Vania e della sua agghiacciante agonia . sia l'ultimo femminicidio di cui leggeremo quest'anno. Ce ne saranno a decine, e ogni volta ci scandalizzeremo, grideremo con rabbia e disgusto. Ogni volta, fino alla volta successiva. Non illudiamoci che questo sia un dramma a sorpresa nella nostra quieta provincia, dove i dati rivelano che la violenza sulle donne invece è in crescente aumento ed è silenziosa, quasi invisibile, ma non per questo meno dolorosa e onnipresente.
Prendiamoci tutti le nostre responsabilità di scrittori, di giornalisti, di amministratori, di insegnati, di psicologi, di amici, di colleghi, di amanti. Prendiamoci tutti le nostre responsabilità e quando intravediamo la violenza, non aspettiamo: agiamo tutti, insieme, perché questo non accada mai più. E per Vania, adesso, dedichiamole strade, scendiamo in piazza, ricordiamola ogni giorno. Facciamo in modo tale che Vania non resti un numero, ma sia monito per tutte le donne che sono vittime di stalking: la denuncia ti salva la vita. Sempre.
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