Il Tirreno

Lucca

Russo sta in silenzio e aspetta la perizia

di Gianni Parrini
Russo sta in silenzio e aspetta la perizia

Intanto anche la famiglia della donna si affida a un legale

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LUCCA. Un silenzio tutt’altro che folle quello di Pasquale Russo, l’uomo indagato per l’omicidio volontario di Vania Vannucchi, la 46enne morta mercoledì per le ustioni riportate sul 90% del corpo.

Ieri mattina alle 10, il 46enne di Segromigno in Monte è comparso davanti al giudice Giuseppe Pezzuti per l’interrogatorio di garanzia. Dopo i due giorni trascorsi in galera, dove pare abbia versato anche qualche lacrima, l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice ne ha preso atto, ha convalidato l’arresto e dato seguito alla custodia cautelare in carcere richiesta dal sostituto procuratore Piero Capizzoto, titolare del fascicolo.

Il faccia è stato rapido vista la strategia difensiva dei legali, gli avvocati Gianfelice Cesaretti e Paolo Mei: abbreviato e seminfermità mentale. I due aspettano di studiare le carte dell’indagine, dopodiché chiederanno una perizia psichiatrica volta a dimostrare che l’uomo, nel momento in cui ha rovesciato la benzina sulla donna, era vittima di una lucida follia o al limite di un vizio parziale di mente. In pratica, non si rendeva conto di quello che faceva. Per sostenere questa tesi i due legali evidenziano come Russo, negli ultimi tempi, fosse in stato confusionale. Tanto che il 23 giugno è stato sottoposto a una visita psichiatrica al Centro di salute mentale dell’Asl: i medici gli hanno diagnosticato una crisi depressiva e gli hanno prescritto alcuni farmaci utili a contenerla. Ma non è chiaro se Russo li abbia presi e se le dosi fossero corrette.

Al momento i due avvocati non hanno formalizzato alcuna richiesta al gip, ma in settimana daranno l’incarico a uno psichiatra di loro fiducia: il nome è già stato individuato (un esperto coinvolto anche nel caso Donatini), ma prima di ufficializzarlo si attende la conferma del diretto interessato.

Intanto la famiglia Vania Vannucchi si è affidata a un legale: si tratta dell’avvocato Elena Libone, che ha ricevuto il mandato dal padre della vittima. Al momento attende di ricevere gli atti dell’indagine, poi valuterà la situazione.

Nel frattempo procura e squadra mobile continuano a raccogliere materiale per ricostruire il rapporto tra Russo e Vannucchi.

Nell’interrogatorio in questura avvenuto la sera dell’arresto, il 46enne ha detto che lui e Vania erano amici e che tra loro c’era un rapporto di collaborazione sul lavoro. Ma la procura non crede a questa versione dei fatti e le testimonianze raccolte tra le amicizie della donna sarebbero lì a dimostrarlo. Inoltre al pronto soccorso dell’ospedale San Luca, dove si è fatto medicare della ferita riportata al braccio, l’uomo ha detto di essersi fatto male «mentre tirava il liquido alla signora Vannucchi». Ma nell’interrogatorio di fronte al pm, Russo ha prima detto di essersi procurato la ferita a casa con un ferro, poi – quando gli è stata contestata la natura della lesione – si è trincerato in un «non ricordo». Intanto sul luogo dell’aggressione pare sia stato ritrovato un accendino: potrebbe essere quello usato per dare fuoco a Vania. Sono in corso accertamenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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