La manifestazione
Ciao Vania, ora sei un angelo
L’applauso infinito, la chiesa gremita, il dolore. L’urlo della figlia: «Perché?»
LUCCA. L’urlo di dolore di una città è l’ applauso scrosciante, lunghissimo, che accompagna l’ingresso nella chiesa di San Marco della bara di legno chiaro dove riposa il corpo martoriato di Vania Vannucchi. Il feretro è appena arrivato davanti all’altare quando dall’applauso si stacca un grido che riecheggia nella chiesa: «Perchè?». È il grido di Valentina, la figlia ventunenne dell’operatrice sanitaria, quarantasei anni ancora da compiere, morta alle 6,30 di mercoledì 3 agosto, diciotto ore dopo essere stata data alle fiamme da Pasquale Russo: lei voleva essere lasciata in pace, voleva liberarsi di lui, che invece era cieco di rabbia e l’ha uccisa nel modo più brutale.
«Perché?» grida Valentina mentre si ripiega e piange sulla bara della mamma. Se lo domandano tutti perché un fatto orribile come quello sia potuto accadere. E anche il vescovo Italo Castellani non sa individuare un motivo: «Davanti a fatti come questo è difficile trovare le parole», inizia la sua omelia per Vania.
È un sabato caldo, caldissimo di agosto. Tutto Lucca si sarebbe potuta immaginare di accogliere in un giorno così fuori che il saluto a una sua figlia così brutalmente uccisa, un una cornice dove i simboli sono così forti, evidenti: sono bianchi come la pace e la purezza e sono rossi, il colore della protesta verso il femminicidio. Sono rossi e bianchi i palloncini che le colleghe operatrici sanitarie di Vania hanno portato, sono laccate di rosso le unghie di tante di loro, sono rossi i foulard estivi di pizzo e di seta che tante donne hanno intorno al collo in questo giorno di tristezza, rossi i nastri legati ai pantaloni, rosse le rose che altre donne hanno portato; una ha in braccio un mazzo di girasoli legati con il nastro rosso. Anche Vania, chiusa nel suo feretro chiaro, sembra voler mandare il suo messaggio, attraverso il suo cuscino di fiori bianchi con una rosa rossa che spicca.
C’è tanta commozione nella chiesa di San Marco, quante lacrime versate, quanti occhi gonfi di pianto. Quanti abbracci per Alvaro Vannucchi e la moglie Giovanna, i genitori di Vania; quante carezze per i due figli, per Valentina e il fratello più piccolo. Seduti dietro alla famiglia ci sono i rappresentanti delle istituzioni locali (il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, il presidente della provincia Menesini, il sindaco di Altopascio Sara D’Ambrosio, gli assessori Fabrizia Rimanti di Porcari, Ilaria Carmassi di Capannori, Elisa Anelli vicesindaco di Villa Basilica, in piedi gli assessori lucchesi Celestino Marchini e Giovanni Lemucchi), la deputata Raffaella Mariani, il prefetto Giovanna Cagliostro, il colonnello Marco Rosi. C’è l’ex marito di Vania, Andrea Barsali, pronto a sorreggere la figlia che piange, ad abbracciarla.
Il vescovo Castellani, che officia la messa con altri due sacerdoti, guarda la famiglia di Vania e dice che «le ferite profonde si portano tutta la vita. Quello che è successo a Vania - continua - ci fa dubitare della vita. Ma anche se questi dubbi continuano a solcare la nostra mente chiedo a Dio di farsi sentire qui accanto a noi, vicino alla mamma e al papà di Vania. In questo tempo in questa città di Lucca chiedo a Dio di far risplendere la sua luce. Tutti noi abbiamo bisogno di sentire la sua presenza. Proprio tu - prosegue rivolgendosi direttamente al Divino - che sei morto e risorto per noi, ci hai promesso che sei la vita che non muore. Mettiamo nelle tue mani Vania che ci ha lasciato e tutti coloro che questa vicenda ha toccato. Apri a Vania le porte della vita eterna, custodiscila per favore perché noi intanto impariamo a custodirci fra di noi. Che Vania viva accanto a tuo figlio. Accogli le preghiere per Vania e trasformale in baci per i suoi cari». E poi un monito: «È necessaria una svolta nella qualità della vita, i nostri figli dobbiamo educarli a riconoscere la pari dignità delle persone, uomini e donne che siano».
La funzione religiosa è breve, un’ora forse qualche minuto in meno. Ma il carico emotivo di quanti vi assistono è pesante, i volti sono tesi e gli occhi rossi. Prendersi per le mani pregando, per le persone accorse a dare l’ultimo saluto a Vania, è un gesto quasi liberatorio, di consolazione davanti a tanto dolore.
Le parole non bastano, non riescono a descriverlo. Le colleghe di Vania che tengono stretti tra le mani i nastri con i palloncini rossi e bianchi alla sommità non riescono a dire niente. «Abbiamo voluto dare un segnale di solidarietà», sono le uniche parole che escono da una di loro. Le altre tacciono: come si fa a parlare con il pianto in gola.
Terminata la messa, la folla serrata dentro la chiesa - centinaia di persone - ha un moto, si scioglie.
Il feretro esce dalla chiesa. Un altro applauso. Fuori ci sono il caldo e la disperazione. Una signora ha un malore: viene subito soccorsa da un’ambulanza. I familiari salgono in auto, al seguito del carro che si avvia al camposanto. «In paradiso ti accompagnino gli angeli, Vania» è l’ultimo pensiero rivolto dal vescovo a questa “figlia” sfortunata.
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