Proteste
«Ci costituiamo parte civile»
Il centro antiviolenza Luna alza la voce: «Istituzioni sorde ai nostri bisogni»
LUCCA. Luna onlus, associazione e centro antiviolenza di via delle Cornacchie, si costituirà parte civile nel processo per il barbaro assassinio di Vania Vannucchi, l’operatrice sanitaria di 46 anni bruciata viva il 2 agosto da Pasquale Russo col quale stava cercando di interrompere ogni rapporto. L’annuncio arriva dalla presidente Daniela Caselli. «Nel giro di pochi giorni andremo dal notaio per una variazione del nostro statuto che ci consenta di costituirci parte civile come associazione - spiega -. Non esiste una giurisprudenza precisa in questi casi, ma in Italia è già successo che un’associazione prenda questa iniziativa. Siamo fiduciose che verrà accettata», dice, annunciando anche che il pool di avvocatesse del centro (Valeria Rielli, Simona Selvanetti, Elisa Salvoni, Valentina Mian) è e sarà a disposizione della famiglia di Vania.
Un fatto concreto dal parte del centro antiviolenza, allo stremo però - come la maggior parte di strutture analoghe in Italia, per la scarsità di fondi a disposizione. La voce di Daniela Caselli, e con lei Piera Banti, medico responsabile del codice rosa dell’Asl lucchese, si alza anche per denunciare la situazione di estrema precarietà in cui il centro vive e opera. «Dal 2012 - dice Caselli - siamo nella task force del codice rosa. Il nostro lavoro è su 365 giorni l’anno, ma è sommerso. Per la maggior parte siamo volontarie e anche chi di noi viene pagata fa il doppio delle ore che le sono retribuite. Per effetto della legge 119 sul femminicidio spettano alle case rifugio e ai centri antiviolenza dodicimila euro l’anno. Nel 2016 abbiamo ricevuto i fondi per l’annata 2013. Andiamo avanti per tanta parte grazie a privati, ad associazioni, alle cene del Rotary. Non ci pare giusto così. Le istituzioni devono fare la loro parte».
I NUMERI. La Luna - con 4 avvocatesse, 8 psicologhe, 4 assistenti sociali, due councellor oltre a progettiste ed educatrici - gestisce oltre il centro due case rifugio sul territorio provinciale. Nel 2015, in base ai dati resi noti dall’associazione, sono stati accolti nelle case rifugio 16 donne e 22 minori, nel 2016 le donne sono (finora) 24 e i minori 29: numeri che crescono vistosamente: pratica sono raddoppiati nel giro di due anni. Le donne che usufruiscono con i propri figli dei progetti di protezione hanno per la maggior parte un’età compresa fra 30 e 50 anni: sono donne che fuggono da un compagno violento, esasperate da maltrattamenti di ogni tipo. Che fuggono per dare speranza e tranquillità ai figli. Daniela Caselli accusa punta il dito contro il sistema giudiziario che «tende a perdonare chi uccide. Basta con riti abbreviati e attenuanti: per gli uomini che uccidono senza pietà l’unica strada è “fine pena mai”. Il sistema delle indagini poi deve essere rivisto e velocizzato: è intollerabile che una donna con i figli debba stare barricata in una casa rifugio per mesi prima che il suo aguzzino venga arrestato».
Nel 2016, finora, il centro ha accolto in trattamento 87 utenti, di cui 40 segnalati dal Codice rosa.
LA FORMAZIONE RIFIUTATA. Una delusione. Con tutto l’impegno che Luna e Codice rosa mettono nell’organizzare corsi per docenti e alunni, il più delle volte vedono chiudersi le porte delle scuole. Sono pochissimi i docenti che partecipano ai corsi di formazione, altrettanto poche le classi che vengono ammesse a frequentare i corsi. È forte anche in questo senso l’accusa di insensibilità delle istituzioni scolastiche e degli enti locali verso questo impegno. E giunge non solo dalla presidente Caselli, ma anche da Piera Banti e da Daniela Grossi, presidente della commissione pari opportunità del Comune di Lucca, anche questa dedita all’organizzazione di lezioni e iniziative contro la violenza di genere.
SPORTELLO UOMINI MALTRATTANTI. È il dottore Giuseppe Fanucchi il responsabile del servizio di recente istituzione ad opera dell’associazione Spazio Libero con sede in via delle Cornacchie 960/f. In tutto venti uomini finora ricevuti e ascoltati. «Cerchiamo collaboratori - dice Fanucchi - uomini disposti a darci una mano dopo avere assolto una formazione di base». Allo sportello si sono rivolti finora una ventina di uomini che hanno iniziato un percorso di presa di coscienza verso i propri comportamenti, verso la violenza quotidiana che da mesi o anni usano sulla propria compagna. Nessuna appartenenza sociale esclusa: sono professionisti, impiegati, operai e commercianti, dipendenti pubblici e liberi professionisti, artisti: tutti con il vizio delle botte o delle umiliazioni attraverso i comportamenti e le parole. «Il nostro compito è di renderli consapevoli delle loro azioni, di farli sentire responsabili e quindi di farli smettere. Usare violenza è una scelta, non ci sono giustificazioni, spesso è una mancata accettazione di un rifiuto: qualcuno si giustifica con la propria storia, con un’infanzia in cui ha subito percosse e altre vessazioni. Purtroppo nella nostra società sta crescendo una generazione di persone che non ha mai colpe e non sa assumersi alcuna responsabilità».
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