Gioco
Uccisa dall'ex, Russo non risponde al giudice
Lucca: la difesa punta sulla follia e boccia la premeditazione. Gli avvocati: "Non abbiamo a che fare con il mostro disegnato in questi giorni, ma piuttosto siamo davanti a un folle". Poche ore prima dell'omicidio un'altra furibonda lite
LUCCA. Pasquale Russo, arrestato per la morte di Vania Vannucchi, la donna bruciata a Lucca, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'interrogatorio di garanzia in carcere davanti al gip Giuseppe Pezzuti. L'uomo resta in carcere.
Attualmente, come spiega l’avvocato Paolo Mei, il suo assistito si trova in una cella singola nell'istituto penitenziario di Lucca e si trova in un forte stato confusionale. L’uomo viene descritto come lontano dalla realtà, come se non sapesse perché si trova lì e che cosa ce lo ha portato. A confortarlo la sua famiglia che, per quanto sconvolta dall’accaduto, ha deciso di non abbandonarlo. «Si trova in uno stato di forte confusione mentale» conferma l’altro avvocato Gianfelice Cesaretti, che ribadisce la linea del gesto di follia, una suffragata anche da una serie di riscontri, sotto forma di cartelle cliniche che saranno messe agli atti e già consegnate a Gip e Pm. «L’uomo – spiega il suo legale – soffriva di tutta una serie di fobie, ed era in cura psichiatrica dal 23 giugno. Insomma, non abbiamo a che fare con il mostro disegnato in questi giorni, ma piuttosto siamo davanti a un folle».
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Perizie e, come è logico attendersi, controperizie che saranno certamente richieste dal pubblico ministero, si confronteranno nella vicenda processuale.
Ma il lavoro della difesa, intenzionata a chiedere il rito abbreviato, si concentrerà anche in un’altra direzione, ossia quella di evitare per Pasquale Russo l’aggravante della premeditazione. «Dalla ricostruzione – riprende l’avvocato Cesaretti – non si configura la premeditazione, quanto piuttosto un caso di lucida follia».
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In sintesi, nonostante l’azione dell’uomo (sulla cui responsabilità nella morte di Vania non paiono esserci dubbi), lo stesso non avrebbe pianificato l’omicidio a tavolino, ma piuttosto – questa la versione difensiva – sarebbe rimasto preda di un momento di follia, che lo ha portato, sotto la spinta dei propri fantasmi, ad approfittare dell’incontro fissato con la donna per vincere i suoi incubi. Da qui l’acquisto della tanica di benzina con la quale si è presentato all’appuntamento e poi versata addosso alla donna. Per i legali anche il ricorso al fuoco, e il simbolismo ad esso connesso, si presterebbe alla chiave di lettura psichiatrica data al delitto.
Per questo c’è anche l’intenzione da parte degli avvocati di ricostruire nel dettaglio l’accaduto di quel giorno e il comportamento tenuto da Pasquale Russo. L’incidente probatorio che sarà chiesto dalla difesa dovrà servire a ripercorrere i comportamenti dell’accusato in quella terribile mattina di martedì, e da quelli arrivare anche a capire cosa si agitasse nella mente dell’uomo.
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Secondo quanto riportato dal Corriere Fiorentino, poi, sarebbe emerso che Vannucchi e Russo avrebbero avuto una lite poche ore prima della tragedia: in particolare, i due si sarebbero incontrati nei pressi dei magazini dell'ospedale San Luca, dove avrebbero avuto una violenta lite. Poche ore dopo l'omicidio al Campo di Marte.
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