Il Tirreno

Lucca

«Un uomo gentile e premuroso con i suoi figli»

di Libero Dolce
«Un uomo gentile e premuroso con i suoi figli»

Lo stupore a Segromigno, dove viveva con la famiglia Dall’esterno la sensazione di una famiglia senza problemi

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CAPANNORI. Gioviale, sorridente, dai modi e toni chiassosi ma gradevoli. Un uomo immerso nella normalità calma di Segromigno in Monte dove Pasquale Russo vive con la moglie e i tre figli. Lo vedevano poco in giro, arrivato dalla Campania ormai da anni ma presenza discreta nel quartiere. Non un assiduo dei bar, sconosciuto ai più che si fermano a chiacchierare tra i tavoli. «Io non l’ho mai visto prima nel mio bar- dice il proprietario di un bar distante una curva dalla casa di edilizia popolare dove abita Russo - quando stamattina abbiamo visto la foto e la notizia qualcuno lo ha riconosciuto, quello sì, ma solo uno dei nostri clienti ci aveva parlato qualche volta».

Giri normali, ricostruiti foto alla mano con i gestori dei vari empori e negozi della zona. Soste al tabacchino, qualche visita in farmacia, l'appuntamento fisso con la panetteria la sera, prima di rincasare. «Aveva modi un po' esagitati - racconta una delle commesse del panificio - non con noi, ma parlava sempre al telefono e si vedeva che era nervoso e si accalorava. L'impressione che avesse una relazione strana, insomma qualcosa che lo turbasse, me l'ha sempre data».

Nella quotidianità così stridente con quella morte inflitta con il fuoco all'ex amante c’erano anche le visite al ferramenta, che capisce subito di chi si parla: "Veniva spesso a fare compere - racconta il titolare - ce l'ho ben fisso in memoria perché ha un forte accento campano e si faceva notare per una certa frenesia. Spesso veniva assieme ai figli».

Mirko Bernardi però Russo lo ricorda meglio. Gli aveva riparato il computer e i telefoni dei figli tante volte, lui era socio dell'associazione informatica, "Hacking Labs", che Bernardi presiede. Per questo una volta era andato a cena dai Russo, invitato a provare la pizza fritta della moglie. Lei è proprietaria, insieme al fratello, della pizzeria Funiculì a Lucca, dove Russo ogni tanto andava a dare una mano. «Sono allibito - comincia Bernardi - l'ho sempre considerato una persona equilibrata, bonario con i figli e pieno di belle parole per la moglie: la descriveva come una grande lavoratrice, scrupolosa come madre». Russo all'associazione ci tornava spesso a fare riparare gli schermi degli smartphone dei figli. Con Bernardi era nata una certa complicità. «Non mi parlò mai di altre relazioni - dice - sono confidenze che magari tra uomini vengono fuori. Quando gli dissi che invece di spendere tutti questi soldi per riparare i telefoni doveva sequestrarli ai figli, mi rispose amorevolmente che non poteva farlo, non voleva punirli».

La cena dai Russo Bernardi la ricorda come una serata gradevole, insieme a una famiglia in armonia. Ieri pomeriggio l'atmosfera nel condominio in via delle Ville era diversa, più tesa. Tapparelle giù e vicini che non hanno voglia di parlare. Una signora al piano terra racconta che «i figli di Russo giocano spesso con mia nipote, dei ragazzini molto simpatici. Litigi con la moglie? Mai sentito nulla. Mi è sempre sembrato un uomo gentile - aggiunge - lo confermerebbe chiunque nel palazzo». Invece no, le porte si aprono quel tanto che basta per fare filtrare un rifiuto secco a qualunque domanda.

Il silenzio e lo stupore, le risposte dei tanti che vivevano accanto a Russo e che mai avrebbero pensato che una tale ferocia potesse appartenere a un uomo tanto sorridente. Una violenza chiusa in un doppio fondo, come se un estraneo abitasse quel signore gentile che ha deciso di accendere come una torcia una donna colpevole solo di non volere subire più.

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