Attenzione
Morta bruciata dall'ex: il segreto fatale di Vania
Lucca: un mese fa Pasquale Russo l’aveva picchiata fuori dall'ospedale di Cisanello, dove lavorava la donna. Ma lei non l’aveva denunciato
LUCCA. Una combattente. Determinata e dolce, una mamma premurosa e attenta. Una donna coraggiosa, che aveva affrontato due anni fa una malattia terribile e una separazione, che - sempre nel passato recente - si era impegnata a fondo per migliorare la sua posizione lavorativa, per assicurarsi uno stipendio migliore di quello della cooperativa di servizi dove lavorava: aveva partecipato a un concorso dell’Asl pisana come operatrice sanitaria e l’aveva vinto. Infatti da alcuni mesi lavorava nel reparto di Medicina 5 del padiglione 30 dell’ospedale di Cisanello.
Questo il ritratto di Vania Vannucchi che emerge dalle testimonianze di chi la conosceva e le era vicino, sul posto di lavoro e nella vita privata. Quarantasei anni, madre di Valentina, di ventuno, e di un figlio minorenne, era stata sposata con Andrea Barsali, carabiniere delle unità cinofile di Firenze. È morta mercoledì 3 alle 6, al centro grandi ustioni di Cisanello, diciotto ore dopo essere stata inondata di benzina e arsa viva da un uomo con cui aveva avuto una relazione: il coetaneo e collega Pasquale Russo.
VIDEO L'arresto di Russo
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Dopo aver conquistato il nuovo inquadramento professionale, Vania probabilmente pensava di poter chiedere un trasferimento e tornare a Lucca, nel reparto dove aveva lavorato per circa sette anni come operatrice sanitaria dipendente di una cooperativa: il pronto soccorso, dove era conosciuta e benvoluta da tutti. Tanto che non più tardi di pochi giorni fa aveva fatto una sorpresa ai colleghi di quel reparto del San Luca andandoli a trovare. L’avevano trovata in forma. Vania scherzava, era contenta di aver superato la fase della separazione, era un poco dimagrita e aveva cambiato colore ai capelli. Come se si fosse rigenerata, se avesse deciso di dare una svolta in positivo alla sua vita. Come se il peggio fosse finalmente passato.
C’era un segreto però nella vita di Vania, un segreto pericoloso. Era quell’uomo - Pasquale Russo - che conosceva da tanti anni, a cui si era poi avvicinata ma col quale, aveva deciso, voleva troncare la relazione. E lui di essere messo in disparte non ne voleva sapere, e così la tormentava.
Ma Vania stava zitta. Di Pasquale che le rendeva la vita un inferno, che controllava ogni suo passo, che si era perfino introdotto di nascosto in casa sua con tanto di guanti e soprascarpe di nylon per appropriarsi del suo telefonino, Vania aveva raccontato solo a poche amiche fidate. La famiglia l’aveva lasciata all’oscuro, per tutelare le persone che le erano più care, per non farle impensierire. Tanto, pensava, lui prima o poi avrebbe smesso. E poi che cosa avrebbe potuto farle tutto sommato?
Invece già un’avvisaglia forte c’era stata: quando lui, circa un mese fa, l’ha aspettata fuori dal padiglione in cui lavorava, a Cisanello. Risulta che tra i due ci sia stata una discussione, finché lui le ha messo le mani addosso, l’ha picchiata.
Vania non lo aveva denunciato per quelle botte, anche se aveva raccontato il fatto ad alcune amiche. Aveva denunciato il furto del telefonino, nei giorni scorsi, ma anche in quel caso senza dire tutto fino in fondo: aveva sporto denuncia contro ignoti.
VIDEO La polizia: "Attirata in quel parcheggio con l'inganno"
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Negli ultimi giorni, nelle ultime ore, ad ogni modo, la tensione doveva essersi acuita: sembra che Vania stesse meditando di denunciare in modo chiaro e aperto le persecuzioni di Pasquale, di liberarsi di quell’uomo ricorrendo alle forze dell’ordine se con le parole e con le buone non funzionava.
Ogni speranza di riscatto da quell’inferno che le si stringeva sempre più addosso è morta con lei, anzi prima. È morta alle 13 di martedì 2 agosto, sotto il sole a picco di una piazzola seminascosta vicino al magazzino di farmaci dell’ex ospedale Campo di Marte.
Lui le ha restituito il telefonino, ma aveva portato con sé una tanica di benzina. Un disegno meditato: cospargerla di benzina e lasciarla morire. Vania è morta alle 6 dell’indomani mattina: l’unico fazzoletto del suo corpo rimasto indenne dalle fiamme erano le piante dei piedi. Lui è stato medicato per una bruciatura al braccio al pronto soccorso del San Luca. Ai sanitari ha riferito che lui non aveva dato fuoco a Vania: era lei che si era autocombusta perché quando l’ha cosparsa di benzina fumava una sigaretta.
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