Finanza
Il dolore infinito e muto del padre Alvaro
«Mi dovete scusate, preferisco non parlare». Con i familiari, ha vegliato la figlia fino all’ultimo
LUCCA. Alvaro Vannucchi, il padre di Vania, non ha voce né parole.
Sono passate poche ore da quando Vania è spirata.
Il telefonino del padre, che era rimasto muto per tutta la giornata di martedì 2 agosto, il giorno in cui la tragedia è esplosa. L’indomani, mercoledì, si riaccende. Alvaro risponde. La voce è bassa, bassissima, non riesce a parlare.
È molto garbato: «Mi deve scusare, preferisco non dire niente adesso».
La conversazione si chiude, la sofferenza è troppo grande. E il silenzio è molto più eloquente delle parole,
Alvaro, in passato dipendente Asl, nel presente massaggiatore delle Lucchese, è molto conosciuto a Lucca.
Con la moglie e con i due nipoti, i figli di Vania, ha vegliato la figlia sfortunata dalla sala di attesa del reparto grandi ustioni di Cisanello fino all’ultimo, fino a che la morte, alle 6 di ieri mattina, è sopraggiunta.
Non l’ha lasciata un minuto la sua bambina. Anche due anni fa Vania aveva lottato tra la vita e la morte a seguito di una pancreatite. Ma ce l’aveva fatta, aveva vinto lei, si era ripresa.
Stavolta però la situazione era assai più complicata, le possibilità di salvarsi per Vania fin da subito ridotte al lumicino, probabilmente nulle.
Le preghiere delle persone che la conoscevano, rimbalzate da ogni parte sui social network con l’hashtag #unalottaperlavita, non potevano essere sufficienti a strapparla alla morte.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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