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Lucca

La cosparge di benzina e la brucia, i primi soccorritori: «Una torcia di fuoco, l’abbiamo spenta con secchi e panni»

Luca Cinotti
La cosparge di benzina e la brucia, i primi soccorritori: «Una torcia di fuoco, l’abbiamo spenta con secchi e panni»

Lucca, parlano i magazzinieri che sono intervenuti per primi: «È sempre stata cosciente, chiedeva di avvisare il padre»

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LUCCA. «Abbiamo sentito le urla, urla terribili. Siamo usciti e abbiamo visto una torcia umana». I tre dipendenti della cooperativa che per l’Asl gestisce il magazzino del Campo di Marte hanno ancora gli occhi sconvolti di chi si è trovato davanti una scena difficile anche solo da concepire. Eppure sono stati proprio loro a spegnere l’incendio che era divampato intorno al corpo di Vania Vannucchi, l'operatrice sanitaria in fin di vita a Cisanello dopo la lite con l'ex. «Abbiamo preso dei secchielli - spiega Ezio Lucignani, uno dei tre - e le abbiamo gettato addosso l’acqua fredda». Mentre parla, lì vicino, sono ancora visibili i recipienti e i panni che i tre magazzinieri hanno adoperato per placare le fiamme. Intorno i poliziotti stanno cercando di raccogliere tracce per spiegare un’esplosione di rabbia e di odio che mai potrà trovare una ragione.

«Non ha mai perso conoscenza - continua Lucignani -, almeno fino a quando non è stata caricata sull’elisoccorso. Anzi, chiedeva di chiamare suo marito e i suoi familiari, “Chiamate mio babbo, chiamate mio babbo”, continuava a ripetere».

Perché, ad aggiungere tragedia alla tragedia, c’è il fatto che Vania è rimasta cosciente di quello che le stava accadendo. Ed è stato proprio in quei momenti che ha fatto il nome del suo presunto aggressore, indirizzando così le indagini su una pista che gli inquirenti ritengono essere a prova di bomba.Quando lei ha urlato il nome di «Pasquale», tutti hanno capito a chi si stava riferendo. E quello è stato il nome che i testimoni hanno fatto alla polizia. Tuttavia, nessuno di loro è stato testimone oculare in senso stretto di quanto avvenuto. Quando sono usciti dal magazzino, infatti, c’era solo la donna, mentre il suo aggressore se l’era già data a gambe.

Anche Riccardo Giorgi è ancora sconvolto: «Purtroppo - spiega - la signora aveva vestiti sintetici, che prendono fuoco facilmente». Questo punto del Campo di Marte è uno dei più isolati. Ben lontano dagli edifici che sono rimasti attivi e adibiti dall’Asl a Casa della salute. Sul posto arriva nel giro di pochi minuti anche Luigi Rossi, responsabile della zona-distretto dell’azienda sanitaria: «Questo magazzino è l’unico all’interno del quale ci sono ancora persone al lavoro. E che quindi hanno potuto sentire le grida di aiuto della donna».

Subito dopo aver spento le fiamme i magazzinieri hanno chiamato il 118, che nel giro di pochi minuti ha inviato un’ambulanza della Misericordia di Lucca e ha fatto arrivare l’elisoccorso, che ha atterrato nel campo al confine con l’obitorio. Al di là delle rete, si forma un piccolo gruppo di persone che cerca di capire cosa è successo. E quando qualcuno lo spiega loro la curiosità lascia spazio allo sgomento e all’incredulità.

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