La manifestazione
Giù le mani da Palazzo Ducale
Lo storico edificio farebbe gola alla Regione, ma viene frenata ogni velleità
LUCCA. «Palazzo Ducale non si tocca»: dura la presa di posizione del presidente Menesini che dice di voler far di tutto per conservare l'indipendenza dei luoghi simbolo della Provincia, a partire dalla sede principale nello storico edificio acquistato dall’allora neonata amministrazione di Lucca (per 300mila lire) nel 1867. E che è finito nelle mire della Regione.
«Ci sono già due targhe delle Regione in Provincia? Faremo in modo che non ce ne siano altre. La Regione ha già provato a mettere le mani su Palazzo Ducale, sede fra l'altro di alcuni suoi uffici, ma noi abbiamo bloccato l'idea sul nascere, dimostrandone l'impraticabilità prima ancora di dover adire le vie legali»: Luca Menesini ne parla nel contesto più ampio del futuro dell'ente.
Lo spartiacque di questa fase transitoria sarà il referendum costituzionale di ottobre: «Se vince il sì, di cui sono un convinto sostenitore, le Province usciranno dalla Costituzione. Oggi i temi sul tavolo sono le unioni dei Comuni e le zone omogenee. La Provincia lucchese è la più produttiva della Regione in certi comparti, e vogliamo giocarci le nostre carte nella partita dei futuri assetti territoriali. Ma i servizi devono rimanere sul territorio per essere efficienti, ed è aberrante l'idea delle mini-Province. Meglio l'ipotesi area vasta».
Poi la stoccata alla Regione: «C'è una differenza fondamentale tra noi e altre Province, noi abbiamo due targhe appese, ma i luoghi sono di nostra proprietà. Palazzo Ducale, Villa Argentina e la fortezza di Monte Alfonso sono nostri, non della Regione».
Altro tema importante è quello del turismo: «Non si può pensare solo a Firenze e dopo la scomparsa delle Atp non bastano nemmeno le unioni di Comuni. Serve un livello superiore e non può essere garantito da Toscana Promozione». Infine sullo stato di salute della Provincia il presidente assicura che ci sono «le risorse per passare in tranquillità il prossimo anno, continuando a garantire i servizi, anche se a ranghi ridotti. Non abbiamo alzato le aliquote e continuiamo e consolidiamo i rapporti quotidiani con i Comuni».(n.n.)
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