Sicurezza
Dopo Cracovia preoccupazione per 150 ragazzi
In tanti dalla guardia medica per la profilassi dopo il decesso di una ragazza romana
LUCCA. Ritorna l’incubo della meningite, ma questa volta l’allarme, pur coinvolgendo anche la nostra regione, non parte dalla Toscana, ma ha origine in Polonia, a Cracovia per l’esattezza, dove domenica scorsa si è chiusa la Giornata mondiale della gioventù.
Una delle giovani partecipanti all’iniziativa, una ragazza romana di 19 anni, è infatti deceduta a Vienna durante il viaggio di ritorno da Cracovia. E tra i moltissimi partecipanti all’incontro internazionale si è diffuso il timore di un possibile contagio. E a Cracovia era presente anche una nutrita delegazione di giovani lucchesi, e, alla notizia della tragedia viennese, si è fatta largo la preoccupazione.
La ragazza si è sentita male la sera di domenica 31, mentre stava rientrando in Italia: ricoverata in un ospedale della capitale austriaca, e qui, il primo agosto, il suo giovane cuore si è arreso.
Molti dei giovani che erano appena rientrati a Lucca e provincia, ancora euforici per la bellissima esperienza vissuta, hanno appreso, soprattutto attraverso i social network, del dramma della giovane, e a quel punto è salita la preoccupazione ed è scattato il passaparola tra i vari partecipanti. Era ormai sera quando la maggior parte dei giovani e dei genitori ha saputo dell’accaduto e a quell’ora in molti si sono recati dalla rispettiva guardia medica per sapere cosa fare. Una preoccupazione che ieri mattina in tanti hanno manifestato anche al proprio medico di famiglia, o direttamente all’Asl. Genitori e ragazzi che, viene confermato dalla stessa azienda sanitaria lucchese, stanno chiedendo informazioni al dipartimento prevenzione.
In questo caso, viene spiegato, l’iter seguito prevede innanzitutto di controllare se il partecipante fosse o meno già vaccinato contro la meningite e, in quel caso, se la risposta è positiva, la questione si chiude lì. E gli altri? Difficile, se non impossibile, sapere se si è venuti a contatto diretto, magari perché vicini sugli spalti o in una fila, con la povera diciannovenne romana. La folla a Cracovia era immensa e nei giorni della manifestazione i volti incrociati sono stati migliaia per poter sperare di associare con certezza uno di quelli all’immagine, pubblicata sui giornali e sui siti internet, della ragazza morta a Vienna.
Un elemento tranquillizzante è rappresentato però dal fatto che la manifestazione si è svolta in uno spazio all’aperto, là dove è più difficile la diffusione del contagio. Ma, c’è anche un ma, purtroppo: i sanitari dell’ospedale di Vienna e i responsabili del gruppo cui apparteneva la ragazza, hanno ricostruito – come è prassi in casi del genere – tutti i movimenti della giovane, per cercare di capire chi potrebbe essere venuto in contatto con lei rendendo consigliabile la profilassi da farsi in casi del genere (ossia l’assunzione di una pasticca di Ciprofloxacina).
La ragazza, in occasione della Giornata mondiale della Gioventù, oltre ad aver partecipato alle varie manifestazioni che si sono svolte in ambiente aperto, era passata anche dalla cosiddetta “Casa Italia”, ossia il punto di riferimento del servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei. Un punto di riferimento per i pellegrini italiani (tra i più numerosi ad aver partecipato alla Gmg) e, soprattutto, un ambiente chiuso. Ecco quindi che si rende necessaria un’ulteriore distinzione per coloro che avevano partecipato alla manifestazione, tra chi era passato e chi non l’aveva fatto, da Casa Italia. E se per i primi è consigliabile la profilassi, per i secondi la scelta viene lasciata a loro discrezione.
E i giovani che, sotto l’egida della Pastorale Giovanile di Lucca, hanno preso parte all’iniziativa sono stati davvero tanti, e tra loro c’è anche chi è passato da Casa Italia, come Don Gilberto, il parroco che ha accompagnato il gruppo della nostra provincia: «Sono stati circa 150 i partecipanti alla Giornata mondiale della Gioventù provenienti dalla diocesi di Lucca. Qualcuno di loro a Casa Italia c’è stato. Io stesso ci sono passato, ma non c’è da allarmarsi, basta fare la profilassi, cosa che ho fatto anch’io. Quello che è accaduto a questa povera ragazza, fra l’altro al termine di una esperienza che per tutti i partecipanti è stata bellissima, è una cosa che ci addolora tutti profondamente, ma invito tutti a non spaventarsi e a seguire quelle che sono le indicazioni in casi del genere».
Indicazioni che invitano chi ha avuto o potrebbe aver avuto un contatto ravvicinato con la giovane, o chi è comunque passato da Casa Italia, a sottoporsi – se non vaccinato – alla profilassi (trattamento che è già stato fatto a tutti i componenti del gruppo romano di cui faceva parte la ragazza deceduta), e di prestare attenzione a quelli che sono i sintomi della meningite (febbre alta, problemi alla vista, mal di gola, mal di testa o perdita di conoscenza), e, nel caso, rivolgersi subito alle strutture sanitarie. Una preoccupazione, quella che si sta vivendo in queste ore a Lucca, che è la stessa che si sta provando nel resto del Paese, visto che a Cracovia erano presenti le Pastorali Giovanili di tutta Italia. Una preoccupazione che testimonia ancora una volta a favore dell’importanza della vaccinazione, specialmente quando si tratta di prendere parte a manifestazioni affollate. E pochi eventi hanno registrato una partecipazione così massiccia come l’incontro di Cracovia.
SERVIZIO A PAG. 5
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
