Italia
La complice
Per raccogliere informazioni sulle potenziali vittime, tutti imprenditori di nazionalità cinese e con il vizio di portarsi a casa i proventi dell’attività, la banda utilizzava anche una complice: una...
Per raccogliere informazioni sulle potenziali vittime, tutti imprenditori di nazionalità cinese e con il vizio di portarsi a casa i proventi dell’attività, la banda utilizzava anche una complice: una donna che si proponeva come collaboratrice domestica e che una volta entrata in contatto con gli obiettivi forniva ai compari tutte le informazioni sulle loro abitudini quotidiane. I colpi, infatti, erano tutt’altro che improvvisati: come emerso dalle indagini dei militari, ciascuna rapina era preparata meticolosamente e basata su un’attenta raccolta di informazioni. La banda agiva a volto scoperto convinta che le vittime non avrebbero denunciato il fatto o collaborato con le autorità italiane. Tra i membri del sodalizio anche un ex militare. Il gruppo era arrivato in Italia nel 2013 e si coordinava anche attraverso le chat di Whatsapp.
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