Sicurezza
Alloggi negati nel complesso fantasma
Niente cambio di destinazione d’uso mentre crescono degrado e abbandono
ALTOPASCIO. È un complesso di uffici o, meglio, quello era ciò che avrebbe dovuto diventare quando fu creato. Adesso di spazi utilizzati nell’immobile al 43 di via dell Cerbaie ce ne sono pochini. Qualche ufficio, pochi per la verità, sembra effettivamente occupato, per il resto è (quasi) un deserto. È lo stesso complesso al centro di una polemica tra uno dei proprietari (che qui avrebbe voluto ospitare 12 profughi) e il Comune di Altopascio che, invece, ha negato il cambio di destinazione d’uso temporaneo per rendere quattro di quegli uffici abitabili.
Sulla facciata principale, quella che si affaccia su via delle Cerbaie appunto, spiccano l’insegna del Piper (locale salito in passato alla ribalta della cronaca) e i relativi sigilli messi dalla magistratura dopo il suo sequestro preventivo.
Ma, ancor prima di avvicinarsi all’edificio, a colpire sono le auto. Di due tipi: quelle che viaggiano ancora, e quelle che, invece, non possono più farlo. Quelle che funzionano si aggirano con fare sospetto in zona. Auto diverse con una caratteristica comune: un solo occupante (il guidatore) e sempre di sesso maschile, e magari anche di una certa età. Uomini soli che guidano con fare circospetto e, alla vista di altre persone, si allontanano in fretta. Un movimento che sembrerebbe dar credito alle voci di incontri mercenari in zona. In fondo niente di troppo strano, siamo in una zona di periferia, abbastanza isolata e non lontano dal casello autostradale, il posto perfetto per incontri ravvicinati di quel tipo.
E poi le auto definitivamente ferme, che fanno assomigliare il piazzale del complesso di via delle Cerbaie a piccolo sfasciacarrozze: molte di quelle auto non ha più nemmeno la targa, e, anche quando c’è, mancano pezzi di carrozzeria (e quelli che ci sono sono vandalizzati o rovinati dalla ruggine). Dietro al complesso poi, a completare il quadro di degrado dell’area una sorta di minidiscarica, con mobilio e l’immancabile materasso abbandonato.
È qui che il proprietario di 4 dei tanti uffici deserti avrebbe voluto ospitare 12 profughi, 3 per unità. Accompagnati dai rappresentati della coop Sahara che sostiene il progetto visitiamo questi uffici: due stanze, anche ben tenute, con bagno e allacci già pronti per una cucina. Pochi giorni (il tempo di una ritinteggiatura e di installare la cucina) e quegli uffici potrebbero ospitare delle persone (e, guardando al lato prosaico della questione, anche produrre finalmente un reddito per chi li possiede). Ma il Comune ha detto no. Quell’immobile ha una destinazione direzionale, che non può essere, temporaneamente o meno, cambiata. Nessuno può vivere lì. Anche se, a giudicare dal movimento in zona, qualcuno che utilizza quegli uffici come alloggio c’è già, nonostante la sua destinazione. «Il degrado qua – spiegano dalla coop – non lo porterebbero certo i profughi, anzi, la loro presenza comporterebbe anche il passaggio frequente di forze dell’ordine. Sarebbe una garanzia di maggior sicurezza».
Interpellata, la sindaca Sara D’Ambrosio ribadisce però la sua contrarietà: «Non si tratta di una volontà di negare i permessi. Ci siamo semplicemente attenuti al parere tecnico dei nostri uffici. Non siamo certo contrari ad ospitare profughi sul nostro territorio. Adesso si è aperto il bando, vediamo se, contrariamente all’ultima volta, ci sarà chi manifesterà il suo interesse».
Quel complesso, insomma, non può essere utilizzato come abitazione, eppure pare che qualcuno lì ci abiti lo stesso: «Sì, lo abbiamo scoperto proprio in questa circostanza – replica il primo cittadino – e i nostri uffici ci stanno già lavorando».
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