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La pieve di San Gennaro e il mistero dell’angelo di Leonardo da Vinci
Uno studioso attribuisce al genio una scultura in terracotta Ma la chiesa del Capannorese custodisce anche altri tesori
CAPANNORI. Per la terzultima uscita di “Lucca di notte”, venerdì 29 luglio, andiamo a scoprire una delle tante pievi del territorio capannorese: quella di San Gennaro. Con questa tappa collinare la raccolta di immagini notturne in regalo con Il Tirreno sta arrivando quasi al capolinea. Alla conclusione, infatti, mancano tre maxifoto che andranno a completare la collezione di ventiquattro stampe: oltre alla pieve di San Gennaro, restano il museo di Villa Guinigi e la porta San Gervasio, le cui schede verranno date in omaggio rispettivamente lunedì 1 e martedì 2 agosto.
Placida chiesa adagiata sulle colline, in un certo momento della sua lunghissima vita la pieve capannorese è diventata improvvisamente famosa, dopo secoli di oscuro, ma dignitoso anonimato. D’altra parte, come non attirare l'attenzione se ti scopri custode di una scultura attribuita a Leonardo?
Sì, il genio di Vinci sarebbe l'autore di un angelo in terracotta che dal XV secolo fa parte degli arredi interni della chiesa. Sull’illustrissima paternità non ha avuto dubbi il professor Carlo Petretti, uno dei massimi esperti mondiali di Leonardo: si tratta, secondo lui, di un'opera giovanile dell'artista-scienziato, eseguita quando era apprendista alla bottega fiorentina di Andrea del Verrocchio.
Pedretti lo rivelò la prima volta nel 1998, ribadendolo più volte in seguito e sottolineando come, a suo parere, sia la stessa opera a rivelare la mano del genio, in particolare per il drappeggio del braccio, l'impostazione del corpo e il dettaglio anatomico dei piedi.
Ma ancor più leonardeschi, secondo Pedretti, sono la capigliatura e il volto, nel quale il professore vede quello delle sue prime immagini, dei suoi primi dipinti, che torna poi nelle opere più tarde.
Nel corso di una nota trasmissione televisiva, alcuni anni fa, lo studioso aggiunse inoltre che Leonardo potrebbe aver addirittura sostato a San Gennaro, al tempo dei suoi studi di idraulica: tracce della visita si troverebbero in una mappa dove, a parere di Pedretti, compaiono sia la pieve sia il paesaggio circostante.
Altri esperti, invece, non credono all'attribuzione leonardesca, facendo risalire la statua alla mano dello scultore fiorentino Benedetto Buglioni.
Al di là delle diatribe fra studiosi (inevitabili quando si parla di attribuzioni così importanti), l’angelo di terracotta, però, non è la sola opera di pregio che si trova all'interno della chiesa.
Oltre a un dipinto cinquecentesco di Vincenzo Frediani, degno di nota è il pulpito marmoreo risalente al 1162: pur avendo perso molte delle sue parti originarie, viene considerato uno dei più significativi esempi di arte romanica presenti fuori dalla città di Lucca.
Riguardo alla sua storia, la pieve probabilmente esisteva già nel VI secolo, ma il documento più antico che ne parla è del 980.
Ricostruita nell'XI secolo, duecento anni dopo aveva raggiunto il massimo dell’armonia architettonica con tre navate, tre absidi e una facciata di tipo spiovente.
È in questo periodo che, intorno alla chiesa, si sviluppò l'abitato, favorito dalla posizione geograficamente strategica, al confine tra la Piana lucchese e la Valdinievole.
Nel corso dei secoli, poi, la chiesa subì diversi interventi. Nel 1600 l'abside centrale e quella sud furono distrutte e sostituite da costruzioni di forma diversa. Anche la facciata venne rimaneggiata con la perdita di alcune decorazioni e la trasformazione di altre. Il campanile, che sorge isolato a nord dell'edificio, venne costruito nel 1840, come attesta un’iscrizione murata.
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