Sicurezza
Caso Snai e trasferimenti Si intravede una soluzione
Spunta l’ipotesi del cambio di mansione per ridurre gli scambi tra Roma e Porcari Sugli esuberi la trattativa sindacato-azienda si concentra sulle possibili alternative
PORCARI. Esprimersi usando i numeri non è facile, né piacevole, anche perché dietro quei numeri stanno persone in carne e ossa, famiglie. Eppure è solo questo quello che può essere fatto, al momento, nel confronto tra la Snai e i sindacati. I numeri sono quelli contenuti nel piano industriale presentato una settimana fa dall’azienda dopo la fusione con i gruppi Cogemat, Cogetech, Cogetech Gaming e Azzurro. Un piano che prevede una serie di esuberi e trasferimenti in tutto il gruppo, e, soprattutto, nella sede di Porcari (con 57 esuberi, leggi necessità di licenziare, e 25 trasferimenti).
Quel piano, come ribadisce Massimo Braccini, coordinatore della trattativa a livello nazionale per Fiom Cgil, non rappresenta però quanto dovrà necessariamente accadere. È una sorta di fotografia della situazione del gruppo e della strategia elaborata dall’azienda per rimediare al pesante indebitamento accumulato da Snai («Ma che non può essere fatto pagare ai lavoratori», sottolinea il sindacalista. Ma non c’è, al momento alcuna procedura. Eventuali trasferimenti o licenziamenti potranno avvenire solo su base volontaria, su richiesta del singolo lavoratore. Per il resto tutto rimane ancora fermo.
Ma proprio per evitare che quel piano si traduca in realtà o, almeno, per riuscire a ridurne l’impatto, prosegue senza sosta il confronto tra azienda e sindacato alla ricerca di soluzioni alternative. Così ieri alla sede lucchese di Assindustria, così come il giorno prima a Roma, si è lavorato sui numeri, alla ricerca di soluzioni alternative.
Intanto sul fronte trasferimenti una “limatura” a quei numeri si fa concreta. Nella riunione di mercoledì è stato proposto a chi da Roma dovrebbe trasferirsi a Porcari di restare se dall’altra parte, da Porcari, c’è qualcuno disposto a non trasferirsi nella capitale. Questo a patto che da una parte e dall’altra, a Roma come a Porcari, si sia anche disposti a cambiare mansione all’interno dell’azienda. In sintesi tanti resteranno a Roma quanti decideranno di restare a Porcari tra i dipendenti chiamati a trasferirsi. Una proposta che dovrebbe contribuire a incidere non poco sulla voce “trasferimenti”.
Certo, ci sarà ancora molto da discutere sulla questione, e ancor di più ci sarà da lavorare sul nodo ben più pesante degli esuberi. Qui dal sindacato è arrivata una proposta, un tema su cui lavorare: il fattore tempo. «Abbiamo chiesto un’analisi degli orari di lavoro – riprende Braccini – su questo non c’è mai stato un confronto, e una loro redistribuzione potrebbe essere un’alternativa. E poi la possibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali». Insomma, di temi su cui lavorare ce ne sono molti, anche se, a fronte di un quadro che presenta alcune luci resta l’ombra pesante dei contratti a tempo determinato, il cui rinnovo appare sempre meno probabile. Un altro nodo da sciogliere, con un confronto che va avanti con nuovi faccia a faccia già programmati: il 2 agosto a Milano per il caso della sede lombarda, il 7 settembre a Lucca e il 15 settembre il nuovo tavolo nazionale. E, intanto, questo lunedì ci sarà l’assemblea dei lavoratori a Porcari.
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