Il Tirreno

Lucca

La banda dei sinti si ritrova in carcere

di Luca Tronchetti
La banda dei sinti si ritrova in carcere

Si è costituito anche Alessandro Bini ritenuto dai militari uno dei tre rapinatori dell’oreficeria «Aldo gioielli» a Nave

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LUCCA. Aveva capito che ormai il suo nome era «bruciato». Che i carabinieri erano sulle sue tracce e che, prima o poi, sarebbe finito in trappola. E allora, consigliato dal suo legale di fiducia, nel tardo pomeriggio di martedì si è presentato all’ingresso del penitenziario di San Giorgio per costituirsi. È finito in carcere anche l’ultimo dei componenti della banda di etnia sinti responsabile della rapina avvenuta il 12 gennaio 2016 all’oreficeria «Aldo gioielli» sulla via Sarzanese a Nave e di alcune decine di furti consumati tra Lucca, Capannori, Altopascio, Querceta, Massarosa, Pescaglia. Si tratta di Alessandro Bini, 32 anni, precedenti di polizia, il terzo dei banditi che travisati dal passamontagne entrarono nella gioielleria e ammanettando il titolare al bancone posto sul retro, lo colpirono ripetutamente con pugni e con il calcio di una pistola per impossessarsi di preziosi per un valore di sessantamila euro.

Per tale efferata rapina, analogo provvedimento d'arresto era stato eseguito in precedenza nei confronti degli altri autori: Domenico Tarantino, Clei Satori, il fratello gemello Cesare Satori e il nipote Daniel Di Leo, 32 anni, residente al campo nomadi di Maggiano mentre una ragazza, con disturbi della personalità, è stata sottoposta all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Complessivamente sono 19 le persone indagate con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, ricettazione, furto e rapina mentre 11 sono state le misure restrittive applicate, di cui nove relative a persone finite in carcere e due sottoposte all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’operazione denominata «Non Stop» è stata portata a termine in modo brillante dal nucleo investigativo dei carabinieri e dal nucleo operativo e radiomobile diretti dal sostituto procuratore Aldo Ingangi.

Il blitz e il processo. Durante il blitz avvenuto alcuni giorni fa Daniel Di Leo si era presentato alla stazione dei carabinieri per costituirsi dopo aver evaso i domiciliari imposti per precedenti reati. Non sapeva che i carabinieri lo stavano cercando anche per l’indagine sui furti e le rapine. E così gli avevano notificato l’ordinanza. Adesso che il quadro è chiaro dopo le ferie estive la procura si appresterà a chiedere il rinvio a giudizio per la banda dei sinti composta da nomadi parenti tra loro e tutti o quasi con precedenti penali specifici.

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