Sicurezza
Sospesa dal servizio la cancelliera indagata
Per gli investigatori ha sottratto 230mila euro e 80 fascicoli
LUCCA. È stata ospesa dal servizio Norma Margheri, funzionario giudiziario del Tribunale di Livorno, già responsabile dell’Ufficio vendite mobiliari.
Le contestazioni che sono state mosse dagli investigatori nei suoi confronti riguarda l’ appropriazione di denaro e di altri titoli di credito per oltre 230mila euro, insieme alla sparizione di almeno ottanta fascicoli giudiziari. Un comportamento, sempre secondo gli inquirenti, che si sarebbe protratto nell’arco di ben undici anni.
Per questi motivi, nei confronti dell'impiegata accusata di peculato e soppressione, distruzione e occultamento di atti giudiziari è stata disposto la misura della sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio: il provvedimento, deciso dal gip Beatrice Dani, è stato eseguito ieri mattina dalla Guardia di finanza.
La cancelliera, 59 anni, in servizio presso il tribunale livornese di via De Larderel (attualmente lavorava all’ufficio della volontaria giurisdizione dove vengono trattati atti notori, rinunce all’eredità e asseverazione perizie, dov’era stata trasferita poco meno di anno fa) è di origine fiorentina ma è residente a San Lorenzo a Vaccoli, nel Comune di Lucca.
Le indagini sono scattate a settembre 2015, dopo il trasferimento della dipendente ad altro ufficio e su segnalazione del presidente del Tribunale livornese. L'impiegato che ha preso il suo posto si era infatti accorto della sparizione dei fascicoli, tuttora irrintracciabili, all'interno dei quali potrebbero esserci le prove di ammanchi superiori a quelli stimati finora. Al controllo aveva fatto seguito il trasferimento dell’impiegata dell’ufficio vendite mobiliari.
Dell’indagine in questione, Il Tirreno si era interessato già dal marzo scorso, quando a distanza di alcuni mesi dall’apertura dell’inchiesta penale e dopo le perquisizioni, erano emersi nuovi particolari sull’indagine e sul meccanismo attraverso il quale era stato possibile che la donna – secondo gli investigatori – avesse potuto appropriarsi di documenti e denaro senza che nessuno, a cominciare dai suoi superiori, si accorgesse di nulla.
La sezione di Pg della Guardia di finanza presso la procura che ha condotto l'indagine coordinata dal pm Massimo Mannucci, ha quindi accertato che l'impiegata, residente in Lucchesia, sfruttando il suo ruolo di pubblico ufficiale, avrebbe chiesto soldi in contanti a persone destinatarie di pignoramenti promettendo loro l'interruzione del procedimento, mentre in altri casi si sarebbe impossessata delle marche da bollo utilizzate per la presentazione di atti.
In un caso, secondo gli inquirenti, avrebbe truffato un'anziana di 79 anni prendendole circa 30 mila euro, equivalenti a una parte dell'eredità di cui era beneficiaria per la morte della figlia.
L'impiegata è anche accusata di ricettazione perchè è stata trovata in possesso di un documento d'identità di un'altra persona che ne aveva denunciato lo smarrimento.
A casa dell'indagata i militari sostengono di aver trovato una notevole documentazione giudiziaria, costituita prevalentemente da fascicoli giudiziari e altri atti pubblici, sottratta dagli uffici giudiziari dove aveva lavorato.
Secondo gli inquirenti, nell’arco di circa undici anni la l’impiegata del Tribunale si sarebbe appropriata di circa 230 mila euro di denaro contante, titoli di credito e di libretti di deposito bancario intestati a terzi, di cui ne aveva la disponibilità per ragioni di ufficio. I fascicoli che avrebbe sottratto sarebbero un’ottantina. L’indagine della Gdf e della Procura comunque va avanti.
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