La manifestazione
La piazza “Grande” voluta da Elisa per l’imperatore
Per fare spazio al nuovo slargo, terminato nel 1806 furono abbattute botteghe, una chiesa, case e palazzi
LUCCA. Non esisteva prima del 1806. A volerla fu la principessa Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone Bonaparte, che l'illustre e potentissimo congiunto aveva messo a capo del principato di Lucca e Piombino dall'anno precedente.
Piazza Napoleone è la protagonista della maxifoto che i lettori troveranno in edicola lunedì 25 luglio con Il Tirreno.
Siamo arrivati alla diciottesima tappa di "Lucca di notte", la raccolta in ventiquattro immagini che il nostro quotidiano e regala dal lunedì al venerdì fino al 2 agosto.
La piazza nacque in onore dell'imperatore. Fino al 1806 al suo posto c'erano una chiesa, case, palazzi, botteghe: un intero isolato d'impianto medievale.
C'era anche la torre più importante dell'antico sistema di segnalazione della Repubblica lucchese, composto in totale da undici torri sparse sul territorio che facevano riferimento, appunto, a quella principale.
La nuova sovrana - che regnò a Lucca fino al 1814 - voleva spazio davanti al suo palazzo principesco: figuriamoci se la sede del governo poteva essere oscurata e non avere di fronte una grande piazza, come in Francia.
Elisa quindi dette incarico a due architetti, uno francese e l'altro italiano, di progettare la spianata, abbattendo tutto quello che c'era. Una scelta mai gradita dai lucchesi che hanno usato sempre poco il nome voluto da Elisa per la piazza, preferendo "piazza Grande".
Il tocco della sorella di Napoleone - peraltro fautrice di molte innovazioni sociali, culturali e perfino urbanistiche sul territorio della città di Lucca - si fece sentire pure nella sua dimora, il palazzo pubblico, dove apportò alcuni cambiamenti, poi sviluppati dai Borboni, che regnarono a Lucca fino al 1847.
Anche l'edificio, del resto, regge in parte sulle macerie. Quelle della leggendaria fortezza dell'Augusta che Castruccio Castracani, capitano e signore di Lucca dal 1320 al 1328, aveva fatto costruire nel 1322, al culmine del suo potere, intorno al suo palazzo.
Progettata quasi sicuramente da Giotto, la fortificazione si estendeva su circa un quinto della città ed era difesa da ventinove torri. Alla morte di Castruccio, nel 1328, Lucca perse la sua indipendenza: sette consecutive dominazioni straniere si asserragliarono all'interno dell'Augusta e tennero in pugno la città.
Solo nel 1369 i lucchesi riuscirono a riconquistare la libertà e la fortezza venne demolita a furor di popolo, perché era ormai solo simbolo dell' oppressione straniera.
L'Augusta sembrò rivivere circa trent'anni dopo, durante la breve signoria di Paolo Guinigi che regnò dal 1400 al 1430 e volle fortificare il palazzo, unico rimasto in piedi nella demolizione, con una cittadella.
Dell'edificio, peraltro, già dal 1370 aveva preso possesso il Consiglio degli Anziani, massimo organo collegiale della Repubblica: il Gonfaloniere e il Consiglio degli Anziani vi abitavano stabilmente, il Consiglio generale e quello dei Trentasei vi tenevano le loro riunioni.
I governanti repubblicani ovviamente dovettero lasciare campo libero a Guinigi, ma, una volta caduta la signoria, vi ritornarono e vi restarono per secoli.
Il palazzo, comunque, era divenuto la sede delle massime istituzioni cittadine e così lo è stato da allora.
Risalgono alla fine del 1500, con i lavori progettati da Bartolomeo Ammannati, e durante il 1700, con le ideazioni di Filippo Juvarra, le trasformazioni più importanti dell'edificio, cui seguirono gli interventi voluti prima da Elisa Bonaparte e poi dai Borboni.
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