Finanza
La chiesa non bastava per l’addio
Una folla ai funerali di Simone Riccomini, il “gigante buono” stroncato da un improvviso malore
CAPANNORI. Quanto fosse amato Simone Riccomini, e quanto dolore abbia suscitato la sua improvvisa scomparsa, è stato chiarissimo ieri mattina. E molto prima di arrivare alla chiesa di Camigliano dove si celebravano i funerali. Via Sant’Andrea, la strada che dal paese di Camigliano porta alla parrocchia del paese, è lunga, molto lunga. Ma non aveva un solo angolo libero dalle auto. Auto parcheggiate in ogni angolo anche nelle strade del paese, che non bastava ad accogliere i mezzi di tutti coloro che non volevano mancare all’ultimo saluto a Simone.
Lungo via di Sant’Andrea si è spontaneamente formato un lungo corteo di persone, diretto alla volta della chiesa. Difficile dire quanti fossero i presenti. Cinquecento? Mille? Di certo la chiesa era stracolma in ogni angolo, comprese le navate laterali dove non c’era un angolo libero nemmeno tra le persone in piedi. Per tacere di chi la cerimonia l’ha seguita dall’esterno, e anche qui tanta, tantissima, gente, che ha continuato ad arrivare quasi ininterrottamente anche a omelia cominciata.
E non si trattava certo di presenze di circostanza: le lacrime rigavano il volto di tanti, non solo tra le prime file, quelle dei familiari e dei parenti più stretti. Occhi rossi di chi provava a trattenere il pianto, spesso non riuscendoci, si incrociavano anche avvicinandosi all’uscita, e tra chi era stato costretto, vista l’assoluta mancanza di spazio, ad ascoltare l’omelia da fuori la chiesa.
Del resto è difficile accettare la morte di un padre di famiglia di 43 anni. E lo è ancor di più quando quella morte arriva improvvisa, come accaduto con Simone, stroncato giovedì pomeriggio da un malore che non gli ha lasciato scampo. E poi diventa impossibile quando colui a cui si deve dire addio è una persona che, come ha ricordato il parroco nella sua omelia, ha lasciato tanto amore dietro di sé. Amore per la famiglie, per gli amici, per tutti. Fino all’ultimo, fino alla decisione di donare le cornee per regalare – anche in senso letterale – la luce a qualcuno.
Luce che, come ha rammentato il religioso, Simone, o meglio, «il gigante buono», ha saputo regalare per tutta la sua vita, alla sua famiglia, ai parenti, agli amici, a tutti coloro che avevano incrociato la sua strada e che in questo sabato mattina plumbeo, e non solo per il cielo nuvoloso, non potevano non essere presenti a dare l’ultimo saluto a Simone.
Del resto nella sua vita, troppo breve, Riccomini aveva dato molto. Dipendente in una cartiera, sposato con Mariarosaria Amendola e padre di due bambini di 8 e 10 anni, aveva una grande passione: il basket. Giocatore lui stesso da giovane aveva militato in serie D, nel Porcari. Il ruolo, nemmeno a dirlo vista l’altezza, quello di pivot. Lo sport continuava a seguirlo sulle tribune, da tifoso, ma era anche riuscito a unire quella passione alla sua innata generosità: impegnato in campo sociale, oltre a sostenere la moglie impegnata nell’associazione “Andare oltre si può” si era avvicinato a una disciplina speciale, il “baskin”, per far giocare insieme bambini diversamente abili e normodotati.
Luigi Spinosi
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