Proteste
Rapina alla Banca del Monte: 4 arresti
In manette i malviventi armati di pistola e coltello che il 12 dicembre portarono via 11.500 euro dalla filiale di S. Concordio
LUCCA. Armati di pistola e coltello, rapinarono la filiale della Banca del Monte a San Concordio: arrestati. Era il 12 dicembre e da allora dei due malviventi fuggiti con 11.500 euro non si era saputo più niente. Fino a ieri: quando i carabinieri di Savona hanno arrestato 4 componenti della banda che ha compiuto (o tentato) almeno 10 rapine tra Lucca (quella del 12 dicembre e forse pure quella del 22 ottobre a San Concordio) Massa, Cecina e la Liguria nel periodo compreso tra luglio 2015 e marzo 2016. Bottino? 145 mila euro, centesimo più centesimo meno. Sono stati traditi da una dentiera: una traccia di dna sulla protesi ha permesso ai militari di Savona di individuare uno dei banditi e da lui di risalire ai complici.
Gli ordini di custodia cautelare sono stati emessi nei confronti di Claudio Russo, 42 anni, Roberto Spagnoletti, 40, Raffaele Di Tavi, 44, torinesi, e Giuseppe Prochilo, 45 anni di Rivoli. Sono accusati di rapina, ricettazione e detenzione di armi (4 le pistole sequestrate). Russo e Prochilo erano già in carcere, Di Tavi ai domiciliari, per altri episodi.
La dentiera che li ha traditi è stata trovata su un'auto rubata e usata dai rapinatori dopo un colpo a Chiavari nel novembre scorso. La protesi apparteneva a Di Tavi, già conosciuto dagli inquirenti. Il suo cellulare è stato messo sotto controllo permettendo di individuare gli altri componenti della banda, anche loro con precedenti penali.
L'indagine era partita dalla rapina alla Cassa di risparmio di Savona a Noli (27 luglio, 15 mila euro). A loro sono attribuiti anche i colpi, sempre in banche a Marina di Massa (31 luglio), Massa (7 agosto) , Cecina (28 settembre), Chiavari (23 novembre), Cecina (28 dicembre) e in altre città. I malviventi si muovevano anche con auto "pulite", noleggiate o prestate da amici a cui apponevano targhe rubate. In occasione dei colpi, i mezzi per la fuga erano sempre preceduti da auto non rubate che facevano da staffetta. Erano conosciuti come la banda dei finanzieri perché spesso assaltavano le banche indossando false divise delle Fiamme gialle. Un travestimento che non utilizzarono nel colpo di Lucca. In quel caso due rapinatori in abiti civili entrarono in filiale passando dalla porta principale. Una volta dentro alzarono il bavero per coprirsi il viso e infilarono le mani in tasca tirando fuori in un caso un coltello, nell’altro una pistola. Armi che erano passate dal metal detector all’ingresso senza far scattare alcun allarme. Uno dei banditi si fece consegnare dagli impiegati quel che c’era nelle casse (circa 7.500 euro). A “integrare” il bottino si aggiunsero altri 4.000 euro portati via dalle mani di un cliente. (g.p.)
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