Il Tirreno

Lucca

Lucca di notte, chiostri e affreschi riemersi dal passato

di Nadia Davini
Lucca di notte, chiostri e affreschi riemersi dal passato

Il complesso di San Francesco è stato salvato dal degrado nel 2013 e dalle macerie è rinata una cittadella dimenticata

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LUCCA. A volte riemergono. Nei luoghi più impensati, nelle maniere più rocambolesche, nelle forme più inattese: pagine, monumenti e protagonisti smarriti della storia e delle vicende di una città tornano a galla, a smentire chi era ormai rassegnato a considerare "perduti" interi capitoli del suo sviluppo urbanistico, architettonico, storico e sociale. E c'è dell'incredibile quando a tornare dal buio dell'oblio e della decadenza non è un libro o una sepoltura, ma un intero complesso conventuale, un'intera cittadella dimenticata dai più. È questo il caso del Complesso conventuale di San Francesco, riemerso dal degrado nel luglio 2013, restituito alla città dopo un'imponente opera di restauro condotta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Molti neppure se li ricordavano, i chiostri, le volte, gli affreschi e la grandezza degli spazi. Molti neppure potevano sospettarlo che dentro le Mura, nella zona più popolare della città, ci fosse un gioiello di questa portata. È lui, il Complesso di San Francesco, il protagonista della nuova foto-regalo in edicola oggi con il Tirreno grazie al progetto editoriale "Lucca di notte". Un complesso strategico per conoscere il passato di Lucca, proprio perché segna ottocento anni di storia della città. È con il Basso Medioevo che Tracchiassi - come si chiamava questa contrada - ritrova vita, con edifici rurali e le connesse aree a orto o vigna e, grazie a una politica di donazioni e con acquisti mirati, dal secondo quarto del Duecento i Francescani porranno qui la loro sede lucchese. L'area è coerente con le scelte urbanistiche delle fondazioni francescane: periferica rispetto al tessuto urbano, ma in stretta relazione con la città e con il suo territorio. San Francesco si trovava nella zona suburbana, fuori dalle Mura, in aperta campagna e dove ora c'è il parcheggio Mazzini all'epoca c'era un bosco per la legna. I chiostri che caratterizzano il Convento, invece, erano organizzati secondo le varie esigenze e ogni spazio rispondeva a una reale necessità: c'era quello dedicato alle piante aromatiche, quello affidato al garzone per la biada per i muli e quello pieno di ortaggi da offrire ai più poveri. Fuori, poi, di lato all'entrata principale, sorgeva la Chiesa di San Franceschetto, fondata nel 1309 per aiutare i bisognosi. Per costruire il Complesso non arrivarono mai soldi dallo Stato di Lucca, ma tutto fu edificato grazie alle donazioni, infinite, della città e grazie ai soldi derivanti dalle confische, dall'usura (il Papa dette la possibilità agli usurai di continuare la propria attività con l'obbligo, però, di cedere una parte del ricavato ai francescani) e dalle sepolture. In particolare da quest'ultime, che si susseguono numerose una accanto all'altra lungo i muri esterni dei chiostri e dentro la Chiesa. Ci sono le tombe ad arco (arcosoli), le più antiche risalgono al 1249 e sono delle famiglie Vettori e Ricciardi; c'è il sepolcro di Bonagiunta Tignosini, un arcosolio decorato da un affresco di Deodato Orlandi, datato 1274, che raffigura la Madonna al centro, a sinistra San Francesco e a destra il mercante con pelliccia. È una testimonianza importante che ci dice che nel tredicesimo secolo la Madonna veniva raffigurata in posizione centrale, ma ancora di tre quarti (e non frontale), rivolta verso il defunto.

Anche l'immagine di San Francesco contiene un'informazione preziosa: Orlandi, infatti, ha disegnato l'assisiate con i tratti molto simili a quelli dell'affresco presente a Pescia, considerata la rappresentazione del santo più vicina alla realtà. Questo significa che Francesco era conosciuto, anche se non venne mai a Lucca. Sempre nel secondo chiostro, poi, riaffiora la tomba di Bettega Cordoni, figlia di Castruccio Castracani. Proseguendo entriamo nel terzo chiostro, l'arometo, con al centro la cisterna e la distilleria, l'infermeria e la spezieria disposte ai lati. Poi c'è il refettorio e, a seguire, le scale per i dormitori che conservano un affresco di Nicodemo Ferrucci; quindi le vecchie celle dei francescani. È come un climax ascendente: passo dopo passo lungo i portici, costeggiando i chiostri, passeggiando nel refettorio e in quella che fu la distilleria per la grappa. E infine una porta, un tendone e, d'un tratto... la navata unica. Maestosa e imponente: il tempio della vita lucchese, dove trovano casa gli esponenti di spicco della musica, della politica e dell'industria della città. Ai lati, le lapidi di Giacomo Puccini e Luigi Boccherini, la tomba di Castruccio Castracani, il monumento funebre di Giovanni Guidiccioni; l'altare della Compagnia dei Testori con un'iscrizione dorata su sfondo nero, posizionata dopo la rivolta degli Straccioni. E ancora vere e proprie opere d'arte, come il quadro raffigurante la Madonna del Soccorso del caravaggista Pietro Ricchi o il ciclo di affreschi della Cappella Pagnini, il più importante del XV secolo conservato a Lucca, realizzato da Baldassarre di Biagio.

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