Sicurezza
Ascit, 10 autisti rinviati a giudizio per la truffa dei rimborsi gonfiati
Questo l’esito dell’udienza preliminare di fronte al giudice Pezzuti: processo al via il 24 ottobre Gli altri due dipendenti accusati di peculato hanno patteggiato una pena di un anno e 10 mesi
LUCCA. Ascit e la truffa della benzina, a processo 10 dipendenti mentre i due autisti accusati di peculato patteggiano 1 anno e 10 mesi. È questo l’esito dell’udienza preliminare che si è svolta ieri di fronte al giudice Giuseppe Pezzuti, relativa alla truffa perpetrata ai danni di Ascit, l’azienda con sede a Lammari che gestisce i servizi di igiene urbana di sei comuni della Piana di Lucca. A chiedere il patteggiamento della pena i soli due dipendenti accusati di peculato per aver avuto, in ragione dell’incarico assegnato, la disponibilità delle carte carburanti dell’azienda. Si tratta di Marco Zelaschi, 57 anni, residente a Montecatini e Paolo Pistoresi, 51 anni, residente ad Altopascio. La pena patteggiata è di un anno e 10 mesi.
Gli altri dieci indagati – anche loro operai o autisti dell’Ascit – sono stati rinviati a giudizio: il processo si aprirà il 24 ottobre. Si tratta di Domenico Landini, 45 anni, residente a Capannori; Claudio Tomagnini, 60 anni, residente a Seravezza; Vincenzo Sgueo, 55 anni, residente ad Altopascio; Pietro Giorgi, 55 anni, residente a Capannori; Riccardo Monacci, 51 anni, residente a San Giuliano Terme; Domenico Meschi, 60 anni, residente a Capannori; Pietro Paolo Lorenzetti, 60 anni, residente a Capannori; Roberto Pera, 55 anni, residente a Capannori; Daniel Mencarini, 42 anni, residente a Capannori; Alessio Marinai, 42 anni, residente a Capannori.
Sono accusati di truffa per aver falsato i costi del rifornimento carburante per «gonfiare» i rimborsi. Nessuno dei legali che li difendono aveva chiesto riti alternativi pertanto sarà le loro eventuali responsabilità verranno stabilite nel corso del procedimento dibattimentale.
L’indagine, diretta dal sostituto procuratore Antonio Mariotti e affidata ai carabinieri di Lammari, è partita da una denuncia presentata nel gennaio 2014 da Ascit. I contabili dell’azienda avevano ravvisato anomalie nelle spese per il rifornimento di carburante dei mezzi. In pratica i furgoni dell’azienda avrebbero percorso appena 700 metri con un litro di carburante. Troppo poco. Così la procura aprì un procedimento e fu sufficiente piazzare una telecamera alla stazione di servizio per svelare il trucco. Gli autisti avrebbero attestato con artifizi e raggiri rifornimenti mai erogati o erogati in quantitativi inferiori per gonfiare i rimborsi Ascit. Una truffa realizzata con la collaborazione del gestore del distributore di Lammari che ogni due settimane inviava all’azienda i prospetti «taroccati» con la richiesta di rimborso. Tra l’altro il gestore del distributore, Natalino Quilici (che operava all’insaputa dei titolari della pompa), ha già patteggiato la pena alcuni mesi fa. Le cifre della truffa non sono certamente da capogiro. Si tratta di una somma che si aggira sui 10mila euro.
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