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Lucca

«Adesso può partire la trattativa»

«Adesso può partire la trattativa»

Braccini (Fiom Cgil): quella dell’azienda è solo una proposta, ora cerchiamo un’alternativa

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PORCARI. «Per il momento non c’è assolutamente niente di formalizzato, quella arrivata da Snai è solo una proposta, e su quella proposta ci confronteremo»: i sindacalisti, all’uscita dall’incontro con i lavoratori, sembrano voler tranquillizzare gli animi. Impresa difficile, visti i numeri dati dall’azienda nell’incontro di martedì a Roma: 90 esuberi, ossia 90 persone che dovranno lasciare il lavoro (il 60% a Porcari) e 25 trasferimenti dalla sede di via Boccherini a Roma o Milano. In più 16 contratti che non saranno rinnovati. Però quei numeri, dietro ai quali stanno persone, famiglie, vite, per quanto terribili, costituiscono almeno il punto da cui partire per un confronto su una base precisa, quel famoso piano industriale atteso da mesi.

Partendo da lì può iniziare il confronto, e proprio in vista del faccia a faccia tra Snai e rappresentanti dei lavoratori al momento non sono previste mobilitazioni. Non era nemmeno quello l’argomento all’ordine del giorno degli incontri ieri in azienda, durati un’ora scarsa e serviti essenzialmente «a illustrare ciò che è stato detto ieri».

Adesso parte un nuovo confronto, con un primo faccia a faccia tra azienda e sindacati in programma tra una settimana, il 28 luglio, a Lucca, e un altro vertice a Roma a metà settembre. Solo dopo, se il confronto non porterà risultati, sentiremo parlare di eventuali iniziative.

Parole confermate poi in serata in una nota inviata da Massimo Braccini, della Fiom Cgil e coordinatore nazionale per il suo sindacato per la trattativa Snai: «A seguito della presentazione del progetto di riorganizzazione del gruppo e del conseguente drastico esubero di personale, mettiamo in evidenza che da qui in poi inizia il confronto di merito tra organizzazioni sindacali e azienda, e sono già calendarizzati due ulteriori incontri».

«Durante i prossimi mesi – ribadisce Braccini – l'azienda si è impegnata a non procedere unilateralmente, e non siamo all'interno di nessuna procedura formale di riduzione di personale, ovviamente siamo ben consapevoli della gravità della situazione, ma questo non vuol dire che non vi siano soluzioni alternative. Non è detto che quanto illustrato dall'azienda sia l'unico piano possibile, anzi, riteniamo che quel progetto debba risentire di una autonoma visione sindacale. Vi sono stati pesanti errori di gestione in passato, altrimenti non si spiegherebbe un indebitamento così cospicuo. Però questo non giustifica che il prezzo della crisi e del risanamento la debbano pagare i lavoratori. Ecco perché crediamo che l'azienda abbia il dovere di costruire insieme a noi un piano alternativo che contempli la tutela dei livelli occupazionali».

«Il problema più impellente è quello de i 16 contratti a tempo determinato in scadenza – riprende l’esponente Fiom – con l'azienda che ha messo in evidenza di non volerli rinnovare, così come bisogna analizzare meglio i trasferimenti per capire quali garanzie l'azienda può mettere a sostegno sulla base di eventuali lavoratori volontari, e occorre comprendere meglio gli intrecci delle stesse professionalità che vi sono tra le sedi di Milano, Porcari e Roma, ma non permetteremo che si utilizzi questo strumento per mettere in difficoltà i lavoratori. Nel gruppo Snai bisogna aprire una discussione seria sugli orari di lavoro, questo argomento diventerà dirimente nell'affrontare una discussione di questa complessità, tanto più se si guarda nell'ottica di una riduzione generalizzata degli orari di lavoro, accompagnata da specifici ammortizzatori sociali in alternativa ai licenziamenti. Crediamo che un piano di rilancio debba richiedere anni e non possa avere come obiettivo solo la crescita di fatturato e il profitto, ma deve anche la garanzia degli attuali livelli occupazionali e delle importanti professionalità dei lavoratori, che sono da ritenersi il vero valore aggiunto e l'unica condizione che possa garantire una prospettiva». (l.s.)

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