La manifestazione
Spari nell’oliveta, il cacciatore si difende
Zappelli parla in aula: «Aggredito da Barsi ma non volevo uccidere». I pareri dei periti divergono, nuova udienza a settembre
LUCCA. Fucilate nell'oliveta, parla il cacciatore: «Mi sono sentito aggredito e ho sparato a scopo intimidatorio». Per la prima volta Marco Zappelli, il 58enne di Ghivizzano accusato di duplice tentato omicidio, torna a quel drammatico 8 novembre a Vitiana, giorno in cui esplose tre colpi di fucile all’indirizzo di Gianfranco Barsi (49 anni) e del figlio 19enne Riccardo. Il primo fu colpito al collo e cadde a terra in una pozza di sangue. È costretto su una sedie a rotelle e solo da pochi giorni respira senza il ventilatore; il figlio sfuggì per miracolo alle altre due fucilate sparate da Zappelli. Il tutto scaturì da una banale lite per il passaggio su una proprietà privata: i Barsi invitarono il cacciatore ad allontanarsi e lui, dopo un diverbio, imbracciò il fucile e fece fuoco.
Ieri l’imputato è stato ascoltato in aula di fronte al giudice dell’udienza preliminare Silvia Mugnaini. Ha raccontato di essersi sentito aggredito dal più grande dei Barsi, pur precisando che l’uomo non lo aveva minacciato o offeso. Un semplice scambio di battute ha scatenato il gesto spropositato di Zappelli, che però ieri ha sostenuto di aver fatto fuoco a scopo intimidatorio e non con la volontà di uccidere. Una versione che ora spetterà al giudice valutare.
Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati anche i periti balistici delle parti. Il consulente della difesa, rappresentata in aula dagli avvocati Paolo Mei e Vincenzo Locane, è il dottor Pietro Benedetti di Brescia. Sulla base della traiettoria dei colpi esplosi, quest’ultimo ha sostenuto che Zappelli non voleva uccidere Gianfranco Barsi né il figlio Riccardo. Di parere opposto la relazione del dottor Paolo Fratini, comandante della sezione Balistica del Ris di Parma, nominato come perito dal sostituto procuratore Antonio Mariotti.
Dopo aver ascoltato la testimonianza di Zappelli e le relazioni dei due esperti, il giudice Silvia Mugnaini ha disposto una ulteriore perizia balistica e medico-legale che dovrà accertare l’eventuale volontà omicida dell’uomo. L’udienza è stata aggiornata al 13 settembre per il conferimento dell’incarico ai consulenti nominati dal giudice, che poi avranno 60-90 giorni di tempo per presentare una relazione. Giova ricordare che i legali di Zappelli hanno chiesto l’abbreviato condizionato.
Intanto Gianfranco Barsi da un paio di settimane è stato trasferito nell’istituto di riabilitazione di Montecatone, nei pressi di Imola, una struttura specializzata nel trattamento di persone che si trovano nella sua condizione. Ieri in tribunale erano presenti la moglie Nadia, il figlio Riccardo e il fratello Alessandro (la famiglia si è affidata all’avvocato Alessandro Garibotti). Sono rimasti perplessi ascoltando la testimonianza di Zappelli. «Non si può sparare a un uomo solo perché ti invita ripetutamente a uscire dalla sua proprietà. Non c’è giustificazione a un comportamento simile». Difficile dar loro torto.
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