Il Tirreno

Lucca

Segretario “a tempo” per gestire le tensioni e combattere la crisi

di Barbara Antoni
Segretario “a tempo” per gestire le tensioni e combattere la crisi

L’analisi di Rossano Rossi: «La mia scommessa? Giungere alla designazione di un dirigente locale»

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LUCCA. «Le porte degli uffici stanno aperte. La mia lo è già. Il senso è che nel sindacato siamo tutti uguali: è la mia idea e ha sempre funzionato da quando faccio il segretario». Rossano Rossi, 55 anni, empolese doc, a capo della Camera del Lavoro dell’Empolese Valdelsa, da poche settimane anche segretario provinciale Cgil di Lucca (succede a Franco Chiriaco, ndr), parla in esclusiva col Tirreno. Il suo è l’unico caso in Italia, conferma, in cui i vertici del sindacato nazionale hanno autorizzato il doppio incarico: perché sarà a tempo, quello necessario per ridare armonia a un’organizzazione per anni inquinata, in Lucchesia, da veleni e fuochi incrociati, e per trovare la convergenza su un segretario locale. Rossi è l’uomo della pacificazione, il politico più che il tecnico sul campo. Anche se le criticità dell’andamento del lavoro nella nostra provincia le ha subito prese a cuore. «Siamo ancora dentro la crisi - afferma Rossi - è continua e colpisce, a Lucca come nel resto della Toscana. Eclatante soprattutto per le piccole aziende: tutti i giorni ne chiude una. La gente viene qui a cercare lavoro. Se qualche imprenditore è in grado di offrire posti, lo invito a farmelo sapere: i disoccupati glieli mandiamo noi».

Rossi, il suo arrivo a Lucca ha destato clamore: un altro segretario “forestiero”.

«A Lucca non si trovava una quadratura. La Cgil ha ritenuto che intorno al mio nome si potesse trovare il consenso necessario. Conoscevo Lucca per essere stato otto anni segretario regionale della Cgil Toscana; da sei guido la Camera del Lavoro dell’Empolese Valdelsa oltre a conservare un incarico nella segreteria regionale. E sono avvantaggiato dalla logistica: Empoli e Lucca sono vicine. Credo che anche questi fattori, combinati, abbiano influito sulla scelta. Quando mi è stato proposto di venire a Lucca ho accettato ma ho subito chiarito che doveva essere un incarico a tempo; ho potuto permettermi di essere meno presente a Empoli perché lì nella Camera del Lavoro c’è un clima perfetto. A Lucca ho fatto una scommessa: che il gruppo dirigente nell’arco di un certo periodo potrà esprimere un segretario territoriale. Mi fa piacere anche a livello personale essere a Lucca ma spero che qui nel giro di poco tempo si trovi una soluzione locale».

Non sono mancati i voti contrari però alla sua elezione l’8 giugno scorso da parte del direttivo provinciale. È finito con 45 voti a favore, 23 contrari, quattro astenuti.

«A Lucca si erano ingenerati attriti che limitavano il lavoro quotidiano. Quanti si sono espressi contro la mia designazione lo hanno fatto in virtù di vecchie logiche, ma non ho trovato ostilità. Da questa situazione o se ne esce tutti insieme o non se ne esce».

Tensioni che partono da lontano quindi.

«La storia è iniziata anni fa, da divergenze politiche e problemi economici che hanno aumentato le divisioni. Oggi siamo una Camera del Lavoro completamente risanata grazie a sacrifici che tutti hanno compiuto. Una cosa importante è il tesseramento in attivo: 37.971 iscritti alla fine del 2015. Al 30 giugno 2016 erano già oltre mille iscritti più di un anno prima. Se la scommessa viene recepita nel medio termine l’organizzazione potrà togliersi qualche soddisfazione».

In cosa è consistito il risanamento?

«Ci siamo spostati da via Fillungo in questa nuova sede. Ci siamo esposti, anche economicamente, ma oggi questa è una sede più funzionale; ne abbiamo molte in Lucchesia. I bilanci del sindacato sono a posto. Si prova a ripartire con una certa sintonia».

L’occupazione in Lucchesia. Quali i maggiori problemi con cui si è confrontato?

«Troppe piccole aziende che chiudono. La ripresa di cui si parla tanto in realtà non c’è. Perdiamo posti di lavoro “sani”: per chi ne ritrova, si tratta di posti precari, poco remunerati, frastagliati quanto a diritti: le nuove frontiere dello sfruttamento. Siamo arrivati oggi a rimettere in discussione i diritti elementari dei lavoratori. Accade in Lucchesia come in Versilia. Nella piana il cartario e la metalmeccanica per le cartiere sono in assoluto il distretto più forte, che tiene anche grazie all’ottimo indotto».

A Viareggio invece?

«La nautica potrebbe essere un bel volano per lo sviluppo. Ma appena sono andato a visitare la Camera del Lavoro di Viareggio ho avuto l’impressione che ci sia qualcosa che non va. La nautica viareggina è un brand conosciuto, affermato, ma non esprime appieno le sue potenzialità. Il problema è anche che quando arrivi a Viareggio e ti guardi intorno vedi una città che si è fermata a quarant’anni fa: lo vedi dalle strade, dai marciapiedi, dalla città nel suo complesso. Mi stupisce che il combinato di turismo, nautica e commercio non abbia il risultato che dovrebbe. Sono però convinto che ci siano tutte le condizioni per decollare. Ora la città è a zero per via delle elezioni annullate. A noi del sindacato piacerebbe confrontarci con un’idea di sviluppo nuova della città».

Anche Lucca oggi più che in passato punta ad affermarsi nel turismo.

«Mi sembra che il capoluogo provinciale finora abbia sfruttato poco il turismo, eppure lo considero uno snodo fondamentale per lo sviluppo del territorio. Lucca è una città d’arte bellissima ed è baricentrica tra il mare e la montagna. La considero un tutt’uno con il suo territorio circostante, compresa Capannori».

Ha già avuto rapporti con i rappresentanti istituzionali della Lucchesia?

«Mi sono presentato ai sindaci di Lucca, Capannori e Viareggio, i Comuni maggiori: tutti mi hanno fatto un’impressione molto buona. E sono stato ricevuto in Assindustria. Quanto prima mi presenterò ai sindaci dei Comuni minori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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