Il dolore
Lombardo condannato a 16 anni di carcere
Otto anni per Scavelli ma per entrambi i giudici hanno escluso l’aggravante del metodo mafioso
ALTOPASCIO. Condannati ma senza l’aggravante del metodo mafioso. Si è concluso ieri a Lucca il processo di primo grado nei confronti di Giuseppe Lombardo e Antonio Scavelli: i due criminali che avevano la loro base operativa ad Altopascio, erano accusati a vario titolo di associazione mafiosa, spaccio di sostanze stupefacenti, minacce, estorsione aggravata, e alcuni episodi di incendio doloso e violenza. L’indagine nei loro confronti era stata condotta dalla Dda di Firenze. Ieri il collegio giudicante ha promulgato la sentenza: 16 anni e mezzo di reclusione e 13.500 euro di multa per il 51enne Giuseppe Lombardo e di 8 anni e al pagamento di 6.500 euro di multa per Antonio Scavelli. I due sono stati ritenuti colpevoli di associazione finalizzata allo spaccio di droga (in forma lieve) e degli altri reati per cui erano imputati. Per entrambi però è stata esclusa l’aggravante del metodo mafioso. Per Lombardo l’accusa aveva chiesto una condanna a 29 anni, mentre per Scavelli la richiesta del pm era di 15 anni e 8 mesi.
Nel 2013 la gdf su ordine della procura antimafia di Firenze aveva arrestato i due imputati e altre 11 persone (che hanno scelto riti alternativi) e sequestrato beni per milioni di euro. In particolare il Gico aveva individuato i beni riconducibili a Lombardo e aveva effettuato un accertamento patrimoniale sui componenti dell’associazione a delinquere, al fine di individuare i beni non giustificati dai redditi dichiarati dal boss calabrese per richiederne il sequestro finalizzato alla confisca. Erano stati individuati beni per un valore complessivo di oltre 1,5 milioni di euro. Tra questi c’era anche la famosa villa delle Spianate, dotata di un bunker sotterraneo per un’eventuale latitanza o irreperibilità.
Giuseppe Lombardo, fa parte di una famiglia che gli inquirenti ritengono legata alla ’ndrangheta calabrese. Suo padre, Antonino, apparteneva alla cosca Facchineri di Cittanova (Reggio Calabria), arrestato per mafia nel 1997 e condannato definitivamente nel 2003, era sfuggito nel 1987 a un agguato mafioso nell’ambito di una faida tra famiglie, dove morì un altro figlio, Angelo, e altri due rimasero feriti. Temendo per la propria vita, Antonino decise di cambiare aria e si trasferì ad Altopascio assieme al figlio Giuseppe, che, all’epoca, aveva 22 anni.
La difesa di Lombardo, rappresentata in aula dall’avvocato Massimo Panzani, presenterà ricorso contro la sentenza di condanna. I due imputati sono attualmente rinchiusi nel carcere di Prato (Lombardo) e in quello di Solliciano (Scavelli). (g.p.)
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