Il Tirreno

Lucca

Esproprio, il Comune non pagherà

Accolto il ricorso contro il Governo che si rivaleva per 340.000 euro per una storia degli anni Ottanta

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LUCCA. Il Comune di Lucca non dovrà pagare al Governo 340.000 per una vecchissima vicenda di un esproprio per costruire case popolari nella zona del Tempietto a San Concordio. Lo ha deciso - almeno per il momento - il Tribunale civile di Roma che ha accolto il ricorso urgente presentato da palazzo Orsetti. Lo scorso 13 aprile palazzo Chigi aveva notificato al Comune l’ordine di versare i 340.000 euro come “rivalsa”: in sostanza, questi soldi erano stati pagati dal Governo a seguito di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Poi - come è previsto dalla legge - lo Stato aveva deciso di rivalersi sull’amministrazione che aveva firmato gli atti, quindi sul Comune di Lucca.

Storia vecchissima, dicevamo: tutto parte, infatti, il 4 gennaio del 1980 con il Comune di Lucca occupa due appezzamenti di terreno edificabile per realizzare case popolari a san Concordio. La proprietaria e il Comune, nel 1981 e nel 1985, firmano due atti di cessione, secondo il quale l’amministrazione pubblica versò cinque milioni e mezzo di lire di indennità di occupazione e oltre 24 milioni come “acconto” dell’indennità di esproprio. L’accordo prevedeva che ci sarebbe poi stato un conguaglio per decidere l’indennità di espropriazione definitiva da versare alla famiglia. Passano gli anni, e si arriva al 1992. Quando, per farsi pagare, la signora cita il Comune davanti al Tribunale di Lucca. Nel 2000, poi, la causa approdò in corte di Appello a Firenze. Dove una perizia, sulla base di una legge del 1992 (poi dichiarata in parte incostituzionale dalla Consulta), valutò in 283 milioni il valore venale del terreno e a 142 milioni il valore dell’indennità di esproprio. Nel 2004 i giudici fiorentini decidono: alla signora, scrivono in sentenza, dovranno andare 148 milioni di lire fra indennità di occupazione e di esproprio, al netto ovviamente di quanto già versato. La storia, però, non finisce qui. A fine 2004 l’anziana signora muore all’età di 95 anni e gli eredi decidono di rivolgersi alla Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo intentando una causa contro l’Italia (nel diritto comunitario le responsabilità sono attribuibili esclusivamente agli Stati) e lamentando il fatto che l’indennità non era adeguata, visto che era calcolata sulla base di un articolo della legge che prevedeva un sostanzioso decurtamento del valore del terreno. E i giudici della corte di Strasburgo hanno accettato questa ricostruzione, condannando il Governo a pagare i 340.000 euro, cifra alla quale si arriva considerando gli interessi decorsi nel frattempo. Il giudice civile, però, ritiene che «l’amministrazione comunale non abbia alcuna responsabilità, essendosi limitata ad applicare in modo puntuale le leggi dello Stato e le sentenze dei giudici nazionali». L’amministrazione del tempo, dunque, aveva seguito le normative in vigore all’epoca che, peraltro, furono poi dichiarate in parte incostituzionali dalla Consulta. Questo consente oggi a palazzo Orsetti di non sborsare i 340.000 euro, in attesa dello svolgimento della causa vera e propria.

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